Soluzione questione giuridica (Sono graditi pareri differenti, critiche e soluzioni).

Questione: 

Tizio si separa consensualmente da Caia; i due decidono di non convivere. Dopo qualche mese Tizio, venuto a sapere che la ex compagna vive un nuovo amore, è pervaso dalla gelosia. Cerca quindi d’incontrare Caia ricevendo una secca risposta negativa. L’uomo insiste e prova, con ogni mezzo, a contattare la donna pregandola di concedergli un incontro. La donna rifiuta ogni proposta e l’uomo, preso da una gelosia morbosa, inizia a perseguitarla tanto da indurle uno stato di ansa, paura e la necessità di modificare giornalmente le proprie abitudini di vita.

Tizio si procura un coltello a serramanico e una sera si presenta  sotto casa di Caia con un mazzo di rose rosse. Dopo aver aspettato per ore che la donna uscisse di casa si avvicina a lei e, dopo averle consegnato le rose e averle chiesto scusa, le sferra una coltellata. Subito dopo, rinsavito, butta il coltello e si da alla fuga, lasciando la donna riversa per strada. Le forze dell’ordine, subito allertate dai vicini di casa, arrestano Tizio in flagranza di reato.

Incapace di rispondere alle domande che gli vengono poste, Tizio, ubriaco e con drogato, viene al momento dichiarato incapace di intendere e di volere ma assolutamente in grado di comprendere il disvalore del fatto commesso.

Il candidato assunte le vesti di fiducia del legale di Tizio, illustri le conseguenze penali e processuali alle quali andrà incontro l’uomo.

Scaletta:

Tizio e Caia, coniugati, si separano. Tizio cerca di riconquistarla, Caia esce con un altro uomo ingenerando nell’ex marito una gelosia morbosa.

Tizio inizia a perseguitare l’ex compagna, la quale, impaurita, è costretta a modificare le proprie abitudini di vita.

Tizio, armato di coltello, si presenta sotto casa della moglie con un mazzo di rose. Gli chiede scusa e contestualmente gli sferra una coltellata. Preso da rimorso butta il coltello (e si allontana).

Tizio viene rintracciato subito dopo dalle forze dell’ordine e tratto in arresto in flagranza di reato, ubriaco e drogato, è incapace di rispondere a qualsiasi domanda, ma capace di comprendere il disvalore del fatto commesso.

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Esposizione orale – (Sono graditi pareri differenti, critiche e soluzioni):

Rispetto alle preoccupazioni di Tizio per le conseguenze penali relative ai fatti che lo hanno visto coinvolto successivamente alla separazione della propria moglie, si evidenzia quanto segue:

  • Gli stati passionali, ex art. 90 c.p., non escludono ne diminuiscono l’imputabilità. Pertanto, la gelosia morbosa, che sicuramente ha spinto Tizio ad agire in modo infausto verso la ex compagna, non esclude la colpevolezza, salvo che, ma andrà accertato attraverso un consulente di parte, non rilevi un vero e proprio squilibrio mentale, cioè un’infermità clinicamente apprezzabile. In difetto, il giudice potrà tener conto dello stato “emotivo passionale” ai fini della concessione delle circostanze attenuanti generiche (Cass. Pen. Sez. I, sent. 2897/1983).

  • L’analisi del fatto, così come esposto da Tizio, sembrerebbe escludere che il medesimo fosse incapace d’intendere e volere all’atto dell’agire contro la ex moglie; Tizio, infatti, dopo essersi presentato sotto casa della ex consorte con un mazzo di rose, così da carpirne la fiducia e nascondere le proprie intenzioni, gli chiedeva scusa e contestualmente gli sferrava una coltellata. Sembrerebbe, quindi, che il medesimo fosse pienamente in grado di comprendere il disvalore del fatto commesso. L’accertamento del vizio totale (art. 88 c.p.) o parziale (89 c.p.) di mente verrà disposto dal pubblico ministero attraverso un proprio consulente, presente, nell’esercizio del diritto di difesa, il consulente dell’indagato. In sede dibattimentale il giudice potrà disporre una perizia, anche in tal caso l’incarico, attribuito in sede di udienza, dovrà essere svolto in contraddittorio tra le parti.

  • Quanto alle domande poste a Tizio in stato di arresto, si evidenzia che la polizia giudiziaria non può sottoporre ad interrogatorio un arrestato, né sentirlo a sommarie informazioni, salvo, per coloro che non sono in stato di arresto, la previsione dei commi 5 e 6 dell’art. 350 c.p.p..

  • Dalla condotta di Tizio emerge anche la violazione dell’art. 612 bis c.p.; è vero, infatti, che la propria compagna, a causa delle pressanti e continue richieste dell’uomo di riprendere il rapporto coniugale, ha dovuto cambiare le proprie abitudini di vita ed ha sofferto di ansia e attacchi di panico. Risulta palese l’intento persecutorio dell’uomo poi sfociato nell’accoltellamento. Il reato, abituale, è punito a querela della persona offesa, atto che, al momento, non risulta proposto. Non è chiaro neanche se le lesioni siano a meno di tale intensità da essere procedibili d’ufficio (Lesioni ? Tentato Omicidio ?). Quindi, riepilogando, ipotizzando che il fatto sia connesso con altro reato per il quale si deve procedere d’ufficio (nel caso di specie ipotizziamo le lesioni) si procederà d’ufficio anche per gli atti persecutori; al contrario manca la condizione di procedibilità per il reato di cui all’art. 612 bis c.p., con le conseguente impossibilità di procedere nei confronti di Tizio. Si evidenzia, infine, che il reato è punito col la reclusione da sei mesi a cinque anni.

  • Quanto all’arresto in flagranza di Tizio, potrebbe essere giustificato anche dalle sole lesioni ex art. 381 comma 2 lettera f, c.p.p.; l’applicazione di tale misura precautelare non ci permette, quindi, di ipotizzare con certezza la gravità delle lesioni inferte a Caia.

  • Il porto di un coltello, anche si trattasse di un semplice taglierino, è vietato e punito ai sensi dell’art. 4 della legge 110/1975 con l’arresto da sei mesi a due anni e l’ammenda da mille a diecimila euro. E’ evidente che nel caso di specie il porto era ingiustificato. L’arma, come da obbligo di legge, è stata sequestrata ex art. 354 c.p.p., quale corpo del reato.

  • Anche lo stato di ubriachezza, salvo non derivi da caso fortuito o forza maggiore, non esclude né diminuisce l’imputabilità. Nel caso fosse preordinata alla commissione del reato la pena è aumentata (v. art. 92 c.p.). Lo stesso dicasi rispetto all’assunzione di stupefacenti (v. art. 93 c.p.). Non risulta, tra l’altro, che Tizio fosse alcolista o tossicodipendente, ai fini della valutazione del combinato disposto dagli artt. 95, 88,89 c.p..

  • Non è possibile valutare neanche la sussistenza del reato di omissione di soccorso (art. 593 c.p.) seguente alla desistenza di Tizio dopo aver inferto una coltellata, non conoscendo l’entità delle lesioni e se Caia avesse o meno necessità di essere soccorsa. E’ chiaro, comunque, che ipotizzando la necessità di soccorso per salvare Caia, Tizio non si sarebbe adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere le conseguenze dannose o pericolose del reato. Ciò escluderebbe la circostanza attenuante di cui all’art. 62 comma 1 n. 6 u.cpv. e la avvalorerebbe la responsabilità per omissione di soccorso.

  • Passando al diritto processuale, si evidenzia che a Tizio potranno essere applicate, in sede di convalida dell’arresto e su richiesta del pubblico ministero, misure cautelari solo sussistendo le condizioni di cui all’art. 280 c.p.p.. Al momento, richiamato quanto precede, non è possibile fare ipotesi certe. Per le sole lesioni, se lievi, non è prevista l’applicazione di misure coercitive, salva la contestazione del reato di atti persecutori.

  • Si sconsiglia di procedere con riti premiali e si ritiene che la difesa debba essere concentrata sul possibile accertamento dell’assenza (totale o parziale) della capacità d’intendere e volere all’atto della commissione del fatto.

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