Matrimoni in bianco. Addebito separazione.

I giudici, immagino non senza imbarazzo, si occupano anche di ciò che accade sotto le lenzuola.

Nel rapporto di “coniugio” non vi è un obbligo, stabilito espressamente dalla legge, di intrattenere rapporti sessuali col proprio partner. L’art. 143 c.c., a dire il vero, pone tra gli obblighi derivanti dal matrimonio, la reciproca fedeltà, la collaborazione nell’interesse della famiglia, la coabitazione e l’assistenza morale e materiale. Queste ultime, afferma la Corte di Cassazione (Cass. Civ. sent. n. 19112/2012) sono violate, tra l’altro, “dal persistente rifiuto di intrattenere rapporti affettivi e sessuali con il coniuge, poiché, provocando oggettivamente frustrazione e disagio e, non di rado, irreversibili danni sul piano dell’equilibrio psicofisico, costituisce gravissima offesa alla dignità e alla personalità del partner”.

Nel caso di specie il marito era stato, diciamo, molto paziente, avendo atteso ben 7 anni che alla moglie, come dire, passasse il mal di testa.

Esiste il diritto del coniuge a compiere atti sessuali? No, non esiste un vero e proprio diritto assoluto del coniuge a compiere atti sessuali come mero sfogo e contro la volontà dell’altro coniuge, il rapporto matrimoniale, infatti, non esclude, di per se, il reato di violenza sessuale (Cass. Pen. Sent. n. 36962/2007).

I rapporti tra coniugi devono essere, come qualsiasi rapporto sessuale, consenzienti. E’ vero che non c’è un obbligo assoluto ad avere rapporti sessuali col proprio partner, ma è chiaro che, per ovvie ragioni legate alla cosiddetta affectio maritalis, l’astinenza non può spingersi fino ad ignorare totalmente il/la proprio/a compagno/a. Quanti atti sono necessari per non violare l’obbligo di assistenza morale e materiale? Risposta: se manca quella “chimica”, quell’intesa, che dovrebbe contribuire a mantenere vivo il rapporto, non saranno certo i tribunali a salvare il matrimonio.

Conclude la Cassazione:”Tale volontario comportamento sfugge, pertanto, ad ogni giudizio di comparazione, non potendo in alcun modo essere giustificato come reazione o ritorsione nei confronti del partner e legittima pienamente l’addebitamento della separazione in quanto rende, impossibile al coniuge il soddisfacimento delle proprie esigenze affettive e sessuali ed impedisce l’esplicarsi della comunione di vita nel suo profondo significato”.