Il gioco del gatto col topo.

A volte, ad un mio amico è capitato, siamo convinti di essere un gatto. Pensiamo di essere noi a gestire la caccia, a decidere quanto, come e dove lanciarci nella mischia per agguantare un topo. Il sorcio è lì, guarda sporgendo l’occhio dalla sua tana e ammicca, sorride, ti sfiora e senti il suo profumo, lancia segnali inequivocabili, si espone. Poi fugge, sa che se si distrae è finita, sarà cibo, lo sfogo di un attimo e poi il nulla.

Il topo gode nel sentirsi desiderato, esulta nel vedere il gatto in difficoltà, sofferente davanti a un corpo così, segnato da tante battaglie, graffiato, con la coda al posto giusto. Io ho parlato col gatto e gli ho detto più volte che è un coglione, che rischia di essere accusato di topicidio. Lui niente, non vede e non pensa ad altro che al topo, è la sua ossessione, se lo vuole mangiare. Potrebbe ingerire cavallette, lucertole o acquistare del formaggio. No, vuole un topo! Non lo cerca, è il topo che lo chiama, sussurra, gli viene incontro e fugge. Il topo vuole essere cibo ma non lo ammette, sa che sarebbe la fine.

Il topo è intelligente, scaltro, opportunista. Si sente importante perché sa che il gatto è li, pronto a balzargli addosso, è nella sua natura. Lo provoca, sorride e scappa per essere inseguito. Accarezza i suoi baffi, indossa la sua canotta da notte, trasparente. Il “vedo non vedo” annebbia la vista dei gatti. La caccia non è come l’abbiamo sempre immaginata, il cacciatore è il topo, il gatto la preda, da sempre inconsapevole. Decide il topo se essere o meno cibo, non ha rimorsi e non perdona.

Molti amano il topo, perché indifeso, mentre odiano il gatto, l’assassino. No! Il gatto è una vittima e non ha speranza di dimostrarlo. Nessuno gli crederebbe. Immaginate di raccontare di aver mangiato il topo perché lui l’ha chiesto, agognato, supplicando il gatto di essere suo. La causa sarebbe persa in partenza, come disse l’avvocato Proietti, “qui te s’inculano”.

Dimenticavo, mi ha chiamato il mio amico, mi ha detto che il topo, a dire il vero, è femmina. Una topa! Vabbè, non cambia niente, è risaputo che tira di più un pelo di topa che un carro di buoi.

Per fortuna che siamo nati umani.