Amministratore di sostegno. Querela in nome e per conto dell’amministrato. Requisiti.

In ordine alle formalità della querela: le disposizioni normative degli artt. 336 e 337 c.p.p. prescrivono che la querela è proposta mediante dichiarazione nella quale, personalmente o a mezzo procuratore speciale, si manifesta la volontà che si proceda in ordine ad un fatto previsto dalla legge come reato. La dichiarazione è proposta, con le forme previste dal comma 2 dell’art. 333 c.p.p., alle autorità alle quali deve essere presentata la denuncia, ovvero ad un agente consolare all’estero. L’atto, con sottoscrizione autentica, può essere recapitato anche da un incaricato o spedita in piego raccomandato.

In ordine all’amministrazione di sostegno: l’istituto, introdotto dalla legge n. 6 del 2004, ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali l’interdizione e l’inabilitazione. Rispetto ai predetti istituti, l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze del soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa. Il beneficiario non è considerato dal legislatore incapace di intendere e di volere, atteso che egli conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno, la cui nomina non richiude il beneficiario nello status di amministrato di sostegno.

Sul potere di querela dell’amministratore di sostegno: secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione (v. Cass. Pen., Sez. II, sent. n. 14071/2015; Sez. IV, n. 30867/2011) l’amministratore di sostegno anche se rappresenta il soggetto amministrato nei limiti segnati dal decreto giudiziale di nomina, non ha un autonomo potere di querela, potendo al massimo sollecitare il giudice tutelare alla nomina di un curatore speciale; altro indirizzo della Corte giunge a conclusione opposta affermando che è valida la querela proposta dall’amministratore di sostegno nell’interesse del figlio quale persona offesa dal reato, non essendo necessaria la nomina di un curatore speciale per l’assenza di un conflitto di interessi tra le persone interessate, purché sempre “nei limiti dei poteri individuati dal decreto di nomina del giudice tutelare” e previa autorizzazione dello stesso giudice (v. Cass. Pen., Sez. VI, sent. n. 8812/2020; Sez. IV, sent. n. 18333/2019; Sez. IV, sent. n. 32338/2012). 

Rispetto a quest’ultimo orientamento, confermato recentemente dalla Corte (Cass. Pen., Sez. V, sent. n. 7214/2021) partendo da presupposto che la nomina dell’amministratore di sostegno non richiede la totale incapacità del soggetto assistito, si è argomentato affermando che l’art. 404 c.c. individua le funzioni dell’amministratore nell’assistenza della persona che per infermità si trovi nell’impossibilità anche parziale di provvedere ai propri interessi. Tale impossibilità è ricondotta dalla giurisprudenza civilistica di legittimità ad una condizione che non deve tradursi in uno stato di incapacità di intendere e volere, essendo sufficiente che la persona da assistere sia in tutto o in parte priva di autonomia per una qualsiasi infermità o menomazione, anche parziale o temporanea e non necessariamente mentale (Cass. Civ., Sez. I, sent. n. 12998 /2019). La normativa in materia prevede tuttavia un costante intervento del giudice tutelare nella concreta definizione degli interventi dell’amministrazione di sostegno nella gestione degli interessi dell’assistito. L’art. 410 c.c., dispone, infatti, che l’amministratore informi il beneficiario degli atti da compiere e, in caso di dissenso, ne informi il giudice; il successivo art. 411, comma 4, conferisce a quest’ultimo la facoltà, esercitabile con il provvedimento di nomina o con altri successivi, di estendere al beneficiario, avuto riguardo all’interesse dello stesso, gli effetti previsti dalle norme che disciplinano la posizione dell’interdetto o quella dell’inabilitato. L’ordinamento, in conclusione, affida al giudice tutelare il compito di configurare i poteri dell’amministratore di sostegno e le limitazioni della capacità del beneficiario in funzione delle esigenze di tutela di quest’ultimo nella gestione dei suoi interessi (Cass. Civ., Sez. I, sent. n. 17962 /2015). Se è vero dunque che l’istituto non attribuisce all’amministratore di sostegno un generale potere di rappresentanza del beneficiario, è altresì vero che tale potere è in concreto determinato dal giudice tutelare, secondo le esigenze che di volta in volta si presentano nella gestione dei rapporti della persona assistita, con i propri specifici provvedimenti, ai quali occorre fare riferimento per individuare l’estensione e i limiti del potere di rappresentanza effettivamente conferito. In questa prospettiva, il provvedimento del giudice tutelare che attribuisce specificamente all’amministratore di sostegno il potere di proporre querela nell’interesse del beneficiario, costituisce manifestazione della generale funzione di definizione in concreto dei poteri dell’amministratore; di conseguenza l’amministratore ne risulta legittimato alla presentazione della querela.

Conclusioni: L’amministratore di sostegno non è legittimato a proporre autonomamente la querela, salvo tale potere risulti specificato nel decreto di nomina.