Stupefacenti – compatibilità applicativa degli artt. 62, n. 4 c.p. e 73 comma 5, D.P.R. n. 309 del 1990

La questione rimessa all’esame delle Sezioni Unite può essere riassunta nei seguenti termini: “se la circostanza attenuante del conseguimento di un lucro di speciale tenuità, di cui all’art. 62, n. 4, c.p., sia applicabile ai reati in materia di stupefacenti, e, in caso affermativo, se sia compatibile con l’autonoma fattispecie del fatto di lieve entità, prevista dall’art. 73, comma 5, del D.P.R. n. 309 del 1990”.

IN FATTO E DIRITTO

Il Tribunale di Torino in composizione monocratica, all’esito di giudizio abbreviato conseguente alla trasformazione – ex art. 452 comma 2 c.p.p. – del rito direttissimo disposto nei confronti dell’imputato a seguito del suo arresto in flagranza, ha ritenuto il medesimo responsabile del reato di cui all’art. 73, comma 5, D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, in riferimento alla cessione di 2,2 grammi di hashish per il corrispettivo di 10 Euro, condannandolo alla pena di tre mesi di reclusione e 500 Euro di multa.

L’imputato, impugnata la sentenza, lamenta il mancato riconoscimento dell’attenuante di cui all’art. 62, n. 4, c.p. e l’errato trattamento sanzionatorio irrogato, ritenuto eccessivo. Chiede, pertanto, il riconoscimento dell’attenuante in parola e la sua applicazione sulla pena rideterminata nel minimo edittale.

La Corte d’appello, dando atto dell’esistenza di contrapposti orientamenti, privilegia quello contrario al riconoscimento dell’attenuante in esame alla fattispecie di spaccio di stupefacente di cui al comma 5 dell’art. 73 del DPR n. 309/1990. Quindi, ritenendo che l’applicazione dell’attenuante si risolverebbe in una duplice valutazione dei medesimi elementi già valutati per l’inquadramento del fatto nell’ipotesi delittuosa ascritta all’imputato, cioè in una sua indebita duplicazione, conferma la sentenza impugnata.

L’imputato propone ricorso in cassazione, assegnato alla Quarta sezione. Quest’ultima, stante l’esistenza di due diversi orientamenti, rimette il ricorso alle Sezioni Unite.

Nell’ordinanza di rimessione la Quarta sezione evidenzia due nuclei problematici: il primo attiene all’applicabilità della circostanza attenuante del conseguimento di un lucro di speciale tenuità, di cui all’art. 62, n. 4, c.p., ai reati in materia di stupefacenti; il secondo, ed eventualmente consequenziale, profilo della questione riguarda la compatibilità dell’attenuante in esame con l’autonoma fattispecie “di lieve entità”, prevista dall’art. 73, comma 5, del D.P.R. n. 309 del 1990.

I contrasti interpretativi, in ordine ai profili testé evidenziati, sono due:

  • secondo il primo orientamento, più risalente, la circostanza attenuante del conseguimento di un lucro di speciale tenuità di cui all’art. 62, n. 4, c.p. non sarebbe applicabile ai reati in materia di stupefacenti, né sarebbe compatibile con la fattispecie prevista dal quinto comma dell’art. 73 del d.P.R. n. 309 del 1990.

  • il secondo orientamento ammette, invece, l’applicabilità dell’attenuante di cui all’art. 62, n. 4 c.p. ai reati in materia di stupefacenti e, in particolare, ai fatti “di lieve entità” di cui all’art. 73 comma 5 del DPR n. 309/1990.

Le Sezioni Unite, dopo un’articolata analisi di entrambi gli orientamenti – per la quale si rimanda alla lettura della sentenza (Cass. Sez. U, sent. n. 24990/2020), hanno statuito il seguente principio di diritto:

“La circostanza attenuante del lucro e dell’evento di speciale tenuità è applicabile, indipendentemente dalla natura giuridica del bene oggetto di tutela, ad ogni tipo di delitto commesso per un motivo di lucro, compresi i delitti in materia di stupefacenti, ed è compatibile con la fattispecie di lieve entità prevista dall’art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990”.