Sesso e Chiesa Cattolica – Jean Baptiste Bouvier – Vescovo di Le Mans e teologo

La secolare avversione della Chiesa Cattolica nei confronti del sesso trova conferma, tra l’altro, nella “Dissertazione sul sesto comandamento “ del sacerdote Jean Baptiste Bouvier.

E’ un manuale nel quale riconosco le paure e le incertezze che (anche) la mia generazione ha subito a causa della sessuofobia cattolica. La normalità trasformata in “peccato” e il letto in un luogo di perdizione, dove lo sguardo di Dio vigilava – e per alcuni ancora vigila – perennemente e con patologica attenzione ad ogni sbavatura della mutanda.

Prurito da confessionale: “Quante volte figliola/o, quante volte ?”. Cose da dementi !

Quelli che seguono sono brevi estratti di un manuale, destinato a preti e similari, redatto dal teologo e vescovo cattolico Jean Baptiste Bouvier. L’opera, pubblicata in lingua latina nel 1824 e.c., ha ricevuto il permesso dell’autorità ecclesiastica (APPROBATIO. Imprimatur. Mechlinæ 16 Augusti 1837. J. P. Pawles, Vic. Gen.).

Il manuale è reperibile on-line in formato pdf, anche gratuitamente, sia nella versione originale in lingua latina, sia tradotta in altre lingue, tra le quali l’italiano. E’ un dovere leggerlo integralmente per comprendere dove può spingersi la follia umana.

Potete scaricarlo, gratuitamente e per solo uso personale, qui, oppure qui, o leggerlo in lingua latina qui.

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DISSERTATIO IN SEXTUM DECALOGI

PRAECEPTUM ET SUPPLEMENTUM AD TRATTATUM DE MATRIMONIO.

(Dissertazione sul VI Comandamento del Decalogo e supplemento al Trattato sul matrimonio.)

Avvertenza – In questo libro, destinato esclusivamente ai preti e ai diaconi, noi abbiamo tentato di raccogliere ciò che sarebbe pericoloso ignorassero i sacerdoti, esercenti il ministero della confessione. Ciò che non può essere spiegato negli atti pubblici dei seminari, né confidato indistintamente ai giovani alunni senza peccare d’indecenza. Questo trattato riguarda il VI comandamento del Decalogo e i doveri matrimoniali e contiene una quantità di questioni di pratica quotidiana che non di rado lasciano indecisi e inquieti i più dotti confessori, i quali non le hanno mai finora trovate esposte e discusse con ordine e lucidità: gli autori di teologia morale che fino ad oggi essi hanno potuto avere fra le mani, o sono troppo rigidi, o sono incompleti e insufficienti. Perciò abbiamo stimato far cosa utile ai giovani preti e ai diaconi il trattare dei peccati contro la castità e dei mutui doveri degli sposi.

Dissertazione sul VI comandamento del decalogo – Questo osceno argomento essendo sempre, per la nostra fragilità, pericoloso non lo si deve studiare che per necessità, con animo vigilante, con retto fine e invocando la suprema assistenza di Dio. Chiunque facesse troppo affidamento alle proprie forze e si gettasse perciò in questo argomento, senza discrezione e senza prudenza, non ne uscirebbe certamente illeso, poiché dice la Scrittura: Chi ama il pericolo, in esso perirà (Eccl. 5, 27). Conviene invocare frequentemente la protezione della Vergine Santissima, specialmente al primo insorgere delle tentazioni e usare un’invocazione come la seguente: «Oh Vergine purissima, monda il mio cuore e la mia carne con la tua santissima verginità e la tua immacolata concezione. Così sia».

Della polluzione – La polluzione che chiamasi anche incontinenza secreta, o mollezza , è l’emissione del seme umano, all’infuori dell’accoppiamento carnale

Il seme umano è un liquido vischioso, destinato dal Creatore alle generazioni e alla conservazione della specie: differisce essenzialmente dall’urina la quale è una secrezione degli alimenti, che si emette, a liberazione della natura, come gli escrementi.

La eiaculazione si divide in:

1. Semplice e qualificata;

2. Volontaria e involontaria;

3. Volontaria in sé stessa e volontaria nella sua origine.

La eiaculazione semplice è quella a cui non si aggiunge una estranea malignità: vale a dire, è quella di chi, obbligato a nessun vincolo personale con altri, si abbandona al piacere sessuale unicamente con sé stesso.

La eiaculazione dicesi aggravata quando, oltre la propria malizia, un’altra ve se ne aggiunge, o da parte d’un oggetto a cui si pensa, o da parte di chi è passivo nella polluzione, o da parte di chi è agente.

1. L’emissione dello sperma acquista la peccaminosità dell’adulterio, dell’incesto, dello stupro, del sacrilegio, della bestialità o della sodomia sé, nel compierla si pensa ad una donna maritata, ad una parente ecc. Così quegli che desiderando la Beata Vergine, si abbandonasse alla polluzione davanti alla sua statua o immagine, commetterebbe un orribile sacrilegio.

2. La stessa peccaminosità acquista se chi è l’oggetto passivo della polluzione è una persona coniugata, ovvero consacrata a Dio col voto o con l’Ordine sacro.

3. Egualmente, se chi opera la polluzione, è per esempio, un religioso o altro sacerdote.

È necessario rivelare tutte queste circostanze in confessione, perché fanno cambiare la specie del peccato.

La eiaculazione volontaria è quella che si compie in modo diretto o di cui si cerca volontariamente la causa. È involontaria, se avvenga senza la cooperazione della volontà, sia vegliando, sia dormendo.

Siccome la polluzione affatto involontaria non può essere un peccato, noi qui non ne parleremo se non in quanto può aver relazione a un peccato.

Perciò noi tratteremo:

1. Della eiaculazione volontaria, in sé stessa;

2. Della eiaculazione volontaria, nella sua origine;

3. Della eiaculazione notturna;

4. Dei movimenti sregolati;

5. Norme del confessore verso coloro che hanno l’abitudine di darsi alla eiaculazione.

Su coloro che commettono il peccato di Onan – Questo peccato avviene allorquando l’uomo, dopo essersi introdotto nella vagina della donna, si ritira affinché il suo liquido spermatico non si versi dentro le parti genitali della donna stessa, e così non avvenga la generazione. La denominazione di questo peccato viene da Onan, secondogenito del patriarca Giuda, il quale, morto il fratello suo Her senza figli, fu costretto a sposarne la vedova, di nome Thamar, al fine di continuare la parentela del fratello.

«Sapendo Onan che i figli nascituri non sarebbero considerati come suoi e porterebbero il nome del fratello, né ciò egli volendo, accoppiarsi, sì, con la vedova del fratello suo, ma faceva in modo che il suo seme si versasse in terra» (Gen. 38,9.).

Nulla è oggi più frequente di questa detestabile abitudine fra i giovani sposi, che, non frenati dal timore di Dio, disprezzano le parole dell’Apostolo: «sia il matrimonio, sopra ogni altro, onorevole e il letto nuziale immacolato (Eb. 13,4)» e vivono: «come il cavallo e il mulo, a cui manca la ragione (Sal. 31,9)».

Non domandando essi al matrimonio che il solo piacere della carne, rifuggono dai suoi doveri e vogliono, o non aver figli o averne solo un determinato numero; perciò si danno turpemente e senza alcun freno al desiderio sessuale, evitando con arte le conseguenze dei loro accoppiamenti carnali.

1. È certo che l’uomo il quale così opera, qualunque ne sia la causa, pecca mortalmente, se non lo scusi la buona fede; e non può essere assolto in confessione se non si dolga del peccato e si proponga sinceramente di non cader più in esso; non può essere messo in dubbio ch’egli operi in modo grave contro lo scopo del matrimonio. «Fu per questo che il Signore percosse Onan, il quale commetteva un’azione detestabile» (Gen. 38,10).

2. È certo che, per la stessa ragione, la moglie che induce il marito a fare così, ovvero acconsente alla di lui detestabile azione, o – e ciò a più forte ragione – essa si ritira, malgrado la volontà del marito prima che questi le abbia versato il seme nella vagina, pecca mortalmente ed è assolutamente indegna dell’assoluzione. Sì, non è infrequente il caso di mogli che non permettano al marito di consumare interamente l’atto coniugale, ovvero che, almeno, liberamente acconsentano che il marito compia la nefanda azione di Onan.

3. È certo che la moglie è, almeno ordinariamente, obbligata ad ammonire il marito e a distoglierlo, per quanto può, dal compiere quella perversa azione: è la legge della carità che da lei lo esige.