Appunti sull’arresto. Perché c’è arresto e arresto.

L’arresto, nel linguaggio comune, è percepito come un provvedimento definitivo attraverso il quale è accertata la responsabilità penale di un soggetto rispetto a quel fatto. Tale convinzione è gravemente errata ! E’ vero, infatti, che in seguito a reati particolarmente efferati che creano allarme sociale, il sentire comune spinge verso l’applicazione di pene esemplari e si levano voci, anche da parte di taluni politici, che urlano allo scandalo perché Tizio subito dopo l’arresto in flagranza di reato ha riacquistato la libertà. Molti criticano pesantemente la magistratura scordando che il giudice applica la legge, e che, eventualmente ed entro i limiti posti dalla Costituzione, è proprio la “politica” che potrebbe mutare le cose. 

Quanto precede accade non solo perchè nell’era dei social network “todos los que habitan el planeta, incluyendo los locos y los idiotas, tienen derecho a la palabra pública”, ma anche perché “quiconque habite la planète, y compris les fous et les idiots, ont le droit de s’exprimer en public sur des sujets qu’ils ne connaissent pas”. Così, comodamente seduti davanti allo schermo del proprio computer, o, purtroppo, davanti a una telecamera nel corso di un’intervista, da un lato si maledice chi governa e la magistratura, dall’altro s’invocano pene severe, quali l’impiccagione previa fucilazione o la sedia elettrica con successiva decapitazione.

Eppure c’è arresto e arresto !

La libertà personale, afferma la nostra Carta costituzionale, è inviolabile, la sua limitazione può avvenire solo nei casi e nei modi previsti dalla legge ed in seguito ad un atto motivato dell’autorità giudiziaria.

Ci sono però dei casi, anch’essi indicati tassativamente dalla legge, nei quali l’autorità di pubblica sicurezza può adottare dei provvedimenti provvisori e comunicarli entro 48 ore all’autorità giudiziaria. Tali provvedimenti, se non convalidati nelle successive 48 ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

Oltre a quanto precede, prima di entrare in modo molto elementare nel tema di questo breve appunto, bisogna evidenziare che la stessa Carta costituzionale chiarisce inequivocabilmente che colui che è stato rinviato a giudizio non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Questo vuol dire che la sentenza, cioè l’atto finale di quel determinato grado di giudizio, è irrevocabile, vale a dire definitiva, solo quando contro di essa non è ammessa impugnazione diversa dalla revisione. Infine, meglio precisarlo per chi non proprio ha alcuna dimestichezza con la materia, il termine arresto viene utilizzato dal codice penale per indicare la pena principale prevista per le contravvenzioni – insieme o alternativamente all’ammenda – mentre il codice di procedura penale usa il medesimo termine, che niente ha a che vedere con l’arresto quale pena principale, facendo riferimento a una misura c.d. pre-cautelare. In alcuni casi, invero, sussistendo determinati presupposti, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all’arresto di che è sorpreso nell’atto di compiere determinati delitti, ad esempio, di colui che ha appena compiuto una rapina.

Se adesso richiamiamo alla memoria quanto detto sopra sull’inviolabilità della libertà personale è chiaro che, essendo l’arresto in flagranza di reato, oltre che una grave limitazione di tale libertà, un provvedimento provvisorio posto in essere in un caso eccezionale di necessità ed urgenza, la polizia giudiziaria deve darne comunicazione all’autorità giudiziaria entro 48 ore, alle quali seguirà, entro le 48 ore successive, l’udienza di convalida dell’arresto. Quest’ultimo, in tale udienza, potrà o meno essere convalidato, cioè giudicato legittimo da un giudice.

Ipotizziamo che l’arresto in flagranza di reato sia avvenuto nel rispetto della legge, cosa accade ? Se il pubblico ministero non ha chiesto l’applicazione di misure cautelari l’arrestato verrà rimesso in libertà. Questo non vuol dire che l’arrestato se l’è scampata, che tutto è finito a tarallucci e vino, ma solo che, in ossequio a quel famoso principio costituzionale secondo il quale l’imputato non è considerato colpevole sino a sentenza definitiva, viene rimesso in libertà. Pertanto, se non vi sono esigenze cautelari, l’arrestato affronterà il processo in stato di libertà e finché non ci sarà una sentenza irrevocabile non si darà corso ad alcuna esecuzione della pena. Quest’ultima, magari, sarà proprio una condanna alla pena dell’arresto per tre anni.