57201 – Cossoine, Piazza Domenico Pinna.

Un numero, quando è solo, non dice niente, è muto, sordo e cieco, infatti, se io mi limitassi a dire 57201, sarebbe assai complicato per chiunque andare oltre pure ipotesi circa la sua corrispondenza alla realtà e ai suoi elementi. Si potrebbe trattare del numero dei fagioli adagiati dentro un barattolo di vetro o di latta, del prezzo d’acquisto di un autoveicolo, di un codice di avviamento postale, del risultato dell’addizione di due o più numeri o della distanza di due punti. E’ chiaro che, così discorrendo, si potrebbe continuare all’infinito. Le possibili supposizioni sono centinaia di migliaia e senza altre indicazioni sarebbe difficile, se non impossibile, attribuire un’identità a qualsiasi numero. Se scrivo “uno”, ad esempio, la questione è ancora più complicata perché potrei riferirmi al numero “uno”, ma anche all’articolo determinativo “uno” o al gioco di carte “uno”.

Cossoine, 57201 e Piazza Domenico Pinna, non sono informazioni sufficienti per capire il legame strettissimo esistente tra un paese, un numero e una Piazza. Vediamo perché. Il numero 57201 è legato indissolubilmente a numerose località italiane, così come al numero 206, ai numeri 11 e 1885, al numero 8 e ad altri migliaia di numeri densi di significato. Sono molteplici le storie umane raccolte nel n. 57201, sono realtà lontane nello spazio e nel tempo che il fato ha deciso di unire in un abbraccio mortale. Pensate a Sarajevo in Bosnia-Erzegovina, oppure a Cossoine e Pozzomaggiore, piccoli agglomerati urbani in provincia di Sassari, in Sardegna. Il numero 57201 è zeppo di nomi propri di persona, tra i tanti Francesco Ferdinando, Domenico e Giovanni. Alcuni uniti dal medesimo destino di morte, sul campo di battaglia o colpiti a tradimento, altri ancora vivi ma morti nell’anima e affogati nei tragici ricordi.

Domenico Pinna nacque a Cossoine l’8 novembre 1885, nel 1917 aveva 31 anni e viveva a Pozzomaggiore. Era rientrato in Sardegna dall’Argentina dove, migrante per lavoro, era stato raggiunto dall’ordine di presentarsi al Distretto militare di Sassari. Quando la Patria chiama l’iscritto alla leva risponde. Domenico ha combattuto in prima linea nel corso della prima guerra mondiale.

Non ho conosciuto Domenico, ne ho sentito parlare innumerevoli volte e conosco la sua fisicità grazie a qualche vecchia foto. Lui riposa con altri 57200 Soldati italiani nel Sacrario militare di Oslavia, in provincia di Gorizia. Faceva parte del 206° reggimento fanteria ed è deceduto, all’interno dell‘ospedaletto da campo n. 86, a causa delle ferite riportate in combattimento. Era il 12 febbraio 1917.

Mio padre si chiamava Domenico in memoria di suo zio Domenico, morto a causa della follia umana in una terra lontana, tra sangue, urla e paura, insieme ad altri 57200 uomini.

Anche Giovanni Fara imbracciò il fucile contro il nemico. Era mio nonno e la sua storia è simile a quella di Domenico, del quale ebbe più fortuna. Giovanni ritornò dai suoi cari e potè raccontare quali nefandezze è capace di partorire la mente umana.

Nel corso delle prima guerra mondiale sono morti 16.000.000 di esseri umani, oltre 20.000.000 sono coloro che sono rimasti mutilati o feriti. I numeri non mentono, in un attimo fotografano la realtà.

In Piazza Domenico Pinna non c’è niente di eccezionale, non un museo, una lapide, una statua o altro, c’è l’amore di una piccola comunità per uno dei suoi Figli. Mi piace percorrere quella strada e sapere che in quel luogo si ricorda un uomo, un marito, un padre, un operaio e un soldato, ai più sconosciuto, del quale la sua gente custodisce il ricordo.