Serie incertezze sulla venuta del regno di Dio.

Recentemente ho letto tre scritti del filosofo tedesco Friedrik Engels – collaboratore e amico di Karl Marx – pubblicati tra il 1883 e il 1895 dell’era volgare, tutti si occupano anche delle origini del cristianesimo primitivo (Friedrik Engels, Sulle origini del cristianesimo, prefazione di Ambrogio Donini, Editori Riuniti, Roma, 1986). La cosa mi ha incuriosito. 

Tutti sappiamo, i cristiani di sicuro, che Dio si è fatto uomo per mezzo di Gesù. La conoscenza di Dio, secondo la teologia fondamentale, è possibile attraverso due vie, quella della ragione e quella della Rivelazione. Il credente, quindi, non deve essere un credulone, anzi, ha il dovere di fare domande, di porsi interrogativi per comprendere meglio la storia del proprio credo e dare nuovo nutrimento alla fede. L’appello della teologia fondamentale è volto a invogliare l’utilizzo della ragione. Dimenticavo, la teologia presuppone la fede, questo, ovviamente, cambia le cose rispetto a ciò che la ragione non può spiegare e a quello che appare palesemente contraddittorio o falso nelle proprie convinzioni religiose. Comunque, diciamo con fiducia, che non sempre, “(…) chi chiede spiegazioni è per forza mal disposto, anzi, spesso cerca lumi e ha un approccio positivo”; (Davide Cassarini, Elementi di teologia fondamentale, Cittadella Editrice, Assisi, 2017, p. 1). Sono le stesse Sacre Scritture che invitano allo studio della Parola. Nel libro di Osea (Os 4, 4-10) il profeta muove accuse precise ai sacerdoti, rimproverandoli, tra l’altro, che il popolo perisce per mancanza di conoscenza e che l’apparato cultuale, lungi dall’esprimere un sincero servizio a Dio, è divenuto un lucroso affare. 

C’è un grande pericolo nel corso della ricerca sulle origini del cristianesimo, quello di perdersi tra le mille incertezze e le opposte esegesi, fino a perdere la fede. Questo perché la Sacra Scrittura, qualcuno considererà blasfema questa affermazione, non è assolutamente perfetta, al contrario contiene numerosissime contraddizioni, spesso irrisolvibili razionalmente, altre volte risolte con interpretazioni differenti e inconciliabili. Non penso, però, che la questione debba comporsi nascondendo e vietando i “libri pericolosi”, questo sì che sarebbe (e lo è stato) spudoratamente pericoloso. La fede, a mio avviso, non deve tramutarsi in testardaggine e rifiuto assoluto della verità provata, qualsiasi essa sia, altrimenti verrebbe meno quella parte umana razionale che svolge un compito fondamentale per distinguere il credente dal credulone. Il problema, per ciò che mi riguarda, non è l’esistenza di un Creatore, realtà della quale sono fermamente convinto, ma se Lui abbia mai attribuito a qualcuno la Sua rappresentanza sulla terra.

Ritornando a Friedrik Engels,  il filosofo apre così il suo primo scritto: “La storia del cristianesimo primitivo offre notevoli punti di contatto col movimento operaio moderno. Come questo, il cristianesimo era all’origine un movimento di oppressi: si manifestò dapprima come religione degli schiavi e dei liberti, dei poveri e dei senza diritti, dei popoli soggiogati o dispersi da Roma. Entrambi, cristianesimo e socialismo predicano il riscatto dalla schiavitù e dalla miseria (…)” (Friedrik Engels, Sulle origini del cristianesimo, cit., p. 17). Questa affermazione mi ha sorpreso, penso che il suo punto centrale, il comune bisogno di riscatto da una realtà di oppressione e affanni, sia profondamente vera, anche se, prosegue Engels, le soluzioni sono opposte. Da un lato la ricerca di riscatto in questa vita, attraverso lo sciopero, la nascita del sindacato e la rivendicazione dei diritti per i lavoratori, dall’altro la fede nella promessa di una imminente salvezza, di un futuro migliore nell’aldilà, in un’altra vita (Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nel regno dei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. (Mt 5, 12). Il filosofo prosegue con una fortissima critica nei confronti della credibilità delle fonti cristiane, ma di questo, adesso, non voglio parlare. Se qualcuno è interessato può acquistare il testo (Friedrik Engels, Sulle origini del cristianesimo, cit.). Desidero, invece, soffermarmi sulla speranza, quella dell’imminente venuta del “regno di Dio”, richiamando alcuni passi del Nuovo Testamento per capire come sono andate le cose rispetto alle aspettative dei primi cristiani. 

Al tempo di Gesù la Palestina era occupata dai Romani, i quali, qualche decennio prima, avevano conquistato Gerusalemme violando il più sacro dei luoghi, il “Tempio” costruito da Salomone (1Re 8, 14-26; 1Re 9, 1-3). Già questo basterebbe per comprendere lo stato d’animo di un popolo, oppresso e umiliato nella sua identità di gente consacrata a Dio (Dt 14, 2), privato della terra e dei diritti, soggiogato e divenuto vassallo dei pagani. In tale contesto storico s’inserisce la figura di Gesù che annuncia l’imminente venuta del regno di Dio, di un regno di giustizia, dove il prossimo è amato come un fratello, un mondo dove vige l’uguaglianza. Un messaggio forte, di pace e salvezza diretto a decine di migliaia di persone sofferenti, sottomesse, bisognose di speranza per il futuro.

Vediamo cosa dice in proposito il Vangelo:

  1. <Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete nel vangelo.”> (Mc 1, 14-15 );

  2. Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli (di noi) che sono morti (1Ts 4, 16)”.

  3. In verità vi dico, non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mc 13, 30-31; v. anche, Mt 24, 34-35);

  4. E diceva loro:<In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza.” (Mc 9, 1)

  5. “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino.”(Mt 4, 12-17) (v. anche: Mt 10, 7; 16, 28; 1Pt 4, 7). 

  6. Figlioli, questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l’ultima ora.” (1Gv 2, 18). 

  7. Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; in verità vi dico:non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo.” (Mt 10, 23). 

Di cosa parlano questi passi del Vangelo ?  Non sembra ci siano dubbi, predicano l’imminente fine dei tempi, l’arrivo del regno di Dio. [n.b. – Nella Bibbia “Dio, Via, Verità e Vita” testo CEI nella sua versione ufficiale (ed. San Paolo, 2012), la nota esegetica al versetto – Mt 10, 21  – è la seguente:”Nel descrivere le persecuzioni riservate agli apostoli, Gesù utilizza alcuni elementi tipici della letteratura apocalittica; uno di questi è l’annuncio di gravi divisioni familiari, che ritorna qui e nei vv. 34-36“. Al contrario nella Bibbia, nuovissima versione dai testi originali, ed. San Paolo, 1987, la nota esegetica al versetto in parola non affronta il problema rispetto all’affermazione di Gesù sull’arrivo del Figlio dell’uomo.] Sarebbe interessante, sulla questione, leggere l’opera “Le origini del mondo cristiano” di Martin Werner, purtroppo difficilmente reperibile [Martin Werner, Le origini del mondo cristiano, ed. Rubettino,  Soveria Mannelli (CZ) – 1997)]

Sul versetto contenuto nel vangelo di Matteo – (Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; in verità vi dico:non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo.” (Mt 10, 23)  Karlheinz Deschner, storico tedesco, muovendo dal lavoro di Werner (Martin Werner, Le origini del mondo cristiano, cit.), afferma:”Ora, i Padri della Chiesa nell’età delle persecuzioni citavano, certo, la prima metà di questa frase, il consenso alla fuga (perlopiù, del resto, per applicare anche a se stessi quel permesso, che Gesù aveva concesso soltanto agli Apostoli), ma non ne riportavano mai la seconda parte, nella quale Gesù aveva promesso agli Apostoli che sarebbe stato di ritorno durante la loro esistenza terrena. Queste parole, per essi evidentemente spinose e incomprensibili,  furono sistematicamente sottaciute e ignorate proprio da Tertulliano, Clemente, Origene, Pietro di Alessandria e Atanasio: e non mi riferisco solo alla loro eventuale esegesi, ma alla citazione stessa del passo evangelico!”; (in nota: Così Werner, Die Entstehung, 72, nota 112. Ivi anche i riferimenti probanti) [Il gallo cantò ancora, Storia critica della Chiesa, traduzione a cura di Costante Mulas Corraine, Massari editore, Bolsena (VT), 2006, p. 27].

La certezza dell’immediata venuta del Regno di Dio viene rovesciata dallo stesso apostolo Paolo:”Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.” (2Ts 2, 1-2). [n.b. – I  termini “presente” e “imminente” hanno significati diversi. Il primo lo troviamo nella “Bibbia, Via, Verità e Vita”, cit., il secondo nella Bibbia, nuovissima versione dai testi originali, cit.. Quindi, tenendo presente il contesto descritto, una cosa è affermare “(…) da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente, altro è sostenere (…) da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente (idem, Bibbia di Gerusalemme)]. E’ evidente che c’era fermento tra i cristiani, molti dei quali erano deceduti prima dell’arrivo del regno di Dio, una preoccupazione plausibile dopo tante aspettative (v. 1Ts 4, 16). Le perplessità dei cristiani sulla veridicità dell’immediata ed attesissima venuta del Regno di Dio sono chiare anche grazie all’apostolo Pietro:“(…) davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza.”(2Pt 3, 8-9) [Chi è curioso dovrebbe leggere l’intero capitolo; (2Pt 3, 1-18)]. In tal modo il problema del regno è rinviato, e dopo duemila anni ancora si attende.

Come stanno realmente le cose ? L’argomento è delicato, soprattutto per un credente, il quale potrebbe, di punto in bianco, sentirsi solo e nudo. Una sensazione devastante ! Non si può negare che la religione rappresenta un punto di riferimento per milioni di persone, una roccia alla quale aggrapparsi quando la vita ci spinge in alto mare. Rispondo alla domanda dicendo, semplicemente, che tutto è molto confuso e la certezza è una chimera.

Concludo sperando di aver suscitato l’interesse di qualcuno per l’argomento, allora sarei contendo del tempo che ho dedicato a scrivere queste poche righe. Probabilmente, per lei o lui, sarà l’inizio di un percorso alla seria ri-scoperta del cristianesimo, magari iniziando dal catechismo della Chiesa cattolica (CCC 668-682).