Coltivare cannabis sul terrazzo ? Meglio il basilico.

Poniamo che un bel giorno di primavera, complice il sole, la luce e l’abbondanza d’acqua nel vostro pozzo artesiano, decidiate di mettere a dimora delle piante di cannabis o similari. I pomeriggi estivi, infatti, a causa delle giornate lunghe e afose, non di rado richiedono, soprattutto in prossimità del tramonto, intensi attimi di relax per predisporre il corpo ad abbracciare Morfeo. Io, dopo una giornata accompagnata da quel caldo torrido che toglie il respiro, ma anche prima, durante e i giorni a venire, preferisco una birra Ichnusa, anche non filtrata, purché ghiacciata. Ma non discuto con chi gradisce stordirsi con la “maria”, ognuno ha le sue preferenze, anche se, in ultima analisi, preferirei il cannonau.

Ma, bando alle ciance, non parlavamo di coltivazione di cannabis ? Si, mi sono un attimo perso per strada e la cosa non mi capita di rado. Adesso andrò dritto al sodo.

La Corte di Cassazione (Cass. Pen., Sez. U., n. 12384/2020), recentemente, si è espressa al fine di dirimere alcune questioni interpretative inerenti la coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti. Il provvedimento è corposo e di difficile lettura per i non addetti ai lavori. E’ composto da 26 pagine nelle quali la Corte ripercorre la lunga evoluzione della giurisprudenza costituzionale e di legittimità in materia di coltivazione di stupefacenti. Ma non voglio annoiare nessuno, vediamo il sunto della questione.

Per ciò che qui rileva, la questione di diritto per la quale il ricorso è stato rimesso alle Sezioni Unite è la seguente: “Se, ai fini della configurabilità del reato di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, è sufficiente che la pianta, conforme al tipo botanico previsto, sia idonea, per grado di maturazione, a produrre sostanza per il consumo non rilevando la quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, ovvero se è necessario verificare anche che l’attività sia concretamente idonea a ledere la salute pubblica ed a favorire la circolazione della droga alimentandone il mercato” (pag. 4, n. 1).

Dopo l’articolata e complessa ricostruzione evolutiva, che volutamente tralascio, la Corte ha affermato il seguente principio di diritto:”Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore” (pag. 24, n. 7).

Su quanto precede numerosi quotidiani, sia cartacei che digitali, affermano con sicurezza che “La coltivazione in casa non è reato.”, oppure “La cassazione: coltivare cannabis non è reato.”, “Per la Cassazione coltivare cannabis per uso personale non è reato.”, e altri titoli simili.

In realtà, tecnicamente, le cose non stanno così, perché la pronuncia in parola pur avendo una fortissima forza persuasiva non è una fonte del diritto. Pertanto, anche se emessa dalle Sezioni Unite, non vincola il giudice il quale, fornendo una motivazione adeguata e logica, può discostarsene. Questo sarà assai difficile, ma io sconsiglio vivamente di mettere a dimora tali piante nei vasetti – o in altro luogo – e vi spiego perché. La sentenza non ha abrogato il divieto di coltivazione il quale continua ad essere punito penalmente dall’art. 73 comma 1 del D.P.R n. 309/1990.

Cosa è cambiato ? In punto di diritto assolutamente niente, cambia solo (e non è poco, ma non è sufficiente per dormire sonni tranquilli) la linea difensiva che gli avvocati utilizzeranno negli specifici casi.

Basterebbe questo per dissuadere da false speranze circa la legalizzazione della coltivazione domestica per uso personale. Indubbiamente è stato fatto un passo avanti, ma da parte della giurisprudenza, spetta invece alla politica, anche se io dubito fortemente che qualcuno si assuma tale responsabilità, dirimere l’annosa questione decidendo se liberalizzare o meno le droghe leggere.

Detto in altre parole, porre a dimora delle piante del tipo botanico vietato, anche nei termini suddetti, può portare ad affrontare un processo penale. Ma anche se questo non dovesse avvenire, perché, ad esempio, la stessa polizia giudiziaria accertato che “(…) per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore”, procede secondo il regime sanzionatorio amministrativo previsto dall’art. 75 del D.P.R. n. 309/1990, le complicazioni non mancano.

Tra le tante, non per scoraggiarvi, indico solo la prima e non graditissima conseguenza della messa a dimora di piante di cannabis. Tralascio il resto perché voglio evitare una lunga e puntuale ricostruzione della materia, cosa che potete trovare in numerosi siti web “specialistici”,

Se coltivate un paio di piante, sul terrazzo, in giardino, in vaso, sia dentro casa o dove vi pare a voi, il primo rischio reale che correte è quello di subire una perquisizione domiciliare e personale da parte delle forze di polizia. L’art. 103 del D.P.R. n. 309/1990 attribuisce alla polizia giudiziaria una serie di poteri che, a prescindere dalla decisione della Cassazione, qualunque sia la divisa indossata dagli operatori, questi non eviteranno di adempiere. E’ evidente che, se c’è una pianta sul terrazzo potrebbero essercene altre in cantina, in mansarda, dentro casa, ecc., quindi l’accertamento è d’obbligo e questo avviene attraverso una perquisizione. Non so voi, io preferirei evitare di avere sull’uscio di casa ospiti inattesi.

In conclusione, la coltivazione di cannabis, l’abbiamo detto, non è affatto legale, anzi, crea solo rogne. Meglio mettere a dimora un po di basilico, d’estate è indispensabile per preparare gli spaghetti “sciuè sciuè”.