…e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Oggi, 28 aprile 2019, alle 08.40, Papa Francesco ha reso pubblico questo pensiero nella Sua pagina ufficiale di Twitter:”In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia a tutti noi la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni.”

E’ un chiaro segnale di umiltà, saggezza e di rispetto delle regole, manifestato nell’interesse generale. E’ un abbraccio a tutti coloro che ancora sono alle prese con questa terribile pandemia, siano essi ammalati, medici, infermieri, operatori socio sanitari, uomini in divisa, farmacisti e mille altri che ancora rischiano la propria vita per aiutare il prossimo. E’ scritto:”Ama il tuo prossimo come te stesso.” (Mt 22, 39).

In questo clima di assoluta collaborazione, durante il quale milioni di cittadini hanno rispettato, in religioso silenzio, le disposizioni dettate dal potere esecutivo a tutela della salute, la Conferenza Episcopale Italiana si è messa di traverso. Il 26 aprile 2020, in seguito alla notizia del divieto momentaneo di celebrare la Messa in presenza dei fedeli, confermato dalle disposizioni governative anche nella c.d. “Fase 2”, sul sito ufficiale della CEI i vescovi, muniti di rosso zucchetto, lamentano il fatto che “il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo.” I vescovi, proseguono,non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale.”

La CEI utilizza l’avverbio “arbitrariamente” e richiama la libertà di culto sancita dall’art. 19 della Carta costituzionale, ma dimentica o è ignara, forse tratta in inganno dal maligno e spinta verso un eccesso d’ira, che tutti i diritti devono essere contemperati. Può accadere e accade che, nell’interesse generale, alcuni diritti, anche fondamentali, possano essere momentaneamente compressi per salvaguardarne altri. Non è difficile comprenderlo.

Nella “buona novella”, Lc 6, 37, Gesù insegna a non giudicare, per non essere giudicati. Certo, questo non vuol dire che bisogna lasciar correre le cose, infatti, subito dopo aggiunge:«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?» (Lc 6, 39). Bisogna comprende, adesso, chi è il cieco.

Quanto alle necessità dei fedeli, ciò che dovrebbe essere chiaro è che l’impegno al servizio dei poveri, “così significativo in questa emergenza”, dovrebbe continuare ad avvenire in silenzio, senza suonare la tromba (Mt. 6, 1-4) e lanciare voci allarmanti su presunti – e non veritieri – abusi posti in essere dal governo. 

Chi andrebbe in futuro alla Messa se il diritto a professare la propria fede religiosa non venisse contemperato, in periodo di coronavirus, con quello alla salute ? Sicuramente neanche i defunti, che aumenterebbero di pari passo con il diffondersi del virus. Ma, forse, la CEI dimentica che anche la salute è tutelata dalla Carta costituzionale “come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” (v. art. 32 Cost.). 

Sarebbe il caso, en passant, di ripassare anche l’art. 16 della Carta, il quale permette, per motivi di sanità o sicurezza limitazioni alla circolazione (e al soggiorno), per poi dirigersi velocemente verso l’antecedente art. 8, per ricordare che tutte le confessioni religiose sono libere davanti alla legge. Di quelle che hanno firmato intese con lo Stato italiano, nessuna ha pronunciato una sola parola sull’attività posta in essere dall’esecutivo in questo tristissimo periodo. Un po’ per il senso di responsabilità e la sensibilità che in genere alberga nell’animo di chi professa una fede religiosa, ancor più davanti a migliaia di morti (non che agli atei e agli agnostici la carità sia sconosciuta, anzi, è posta in essere senza interesse alcuno verso un “premio” nell’aldilà), e un pò perché nessuna di loro vorrebbe essere accusata di aver avuto comportamenti che compromettono la salute pubblica.

Mt. 6, 5-6; “E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già avuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto. Ti ricompenserà.” Questo è il rapporto diretto col Padre, a prescindere da qualsiasi celebrazione. 

Se è vero che i Vescovi sono i successori degli Apostoli (CCC 880) e se “Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete” (Mt 21, 21), allora l’invito è  a pregare più intensamente e con maggior fede, magari la pandemia avrà fine. Quando il fico si seccò in un istante e i discepoli si meravigliarono (Mt 21, 20), Gesù rispose loro:”«Io vi dico in verità: Se aveste fede e non dubitaste, non soltanto fareste quello che è stato fatto al fico; ma se anche diceste a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, sarebbe fatto.” (Mt. 21, 21). 

Amo le teste pensanti, soprattutto quelle di chi professa una qualsiasi fede religiosa.

Detesto i prìncipi anellati, porporati ed ossequiati, amo gli umili, i miti e i servitori. 

Un abbraccio virtuale a Papa Francesco.