Un giorno come un altro.

Traduco, dalla lingua sarda, la piccola parte di una chiacchierata tra due miei amici ormai novantenni, ai quali voglio un sacco di bene. 

Luigi: Il vino è l’alimento di Dio. Quando ero giovane, io, Giovanni e Gerolamo andavamo a zappare la vigna e dopo si vendeva il vino. Ma a pranzo e a cena un bicchiere, anche due, per noi non mancava mai. Adesso, invece, bevono il vino ma la voglia di lavorare non ce l’ha nessuno. La terra è troppo bassa ed è faticoso lavorarla.

Pietro: Noi in famiglia avevamo la vigna nella zona di “Pedru Canu”, quella vigna esisteva da quando esiste l’essere umano. Sai dove si trova ? Vicino al terreno di quelli della famiglia “Truddas”, quelli che hanno comprato da poco. Li c’è anche un laghetto con le anguille. Nella vigna c’era di tutto, moscato, cannonau, vermentino ed altro. La vigna era grande un ettaro e non esistevano i trattori, solo la zappa. Si lavorava e basta. Dall’uva si ricavavano 30 ettolitri di vino.

Luigi: Hai ragione, mi ricordo di tuo padre, una brava persona, forte, lavoratore e onesto. Andava in vigna con l’asino, se non ricordo male si chiamava “Malu a domare”.

Pietro: Si, ricordi bene, non hai idea del lavoro che ha fatto quell’asino. Avevamo anche i maiali, le pecore, le capre e il cavallo col carretto. Stavamo bene, era il periodo subito dopo la guerra, c’erano ancora i soldati e venivano a bere il vino a casa, Molti di loro erano affamati, mamma gli offriva spesso un pezzo di pane con formaggio e un bicchiere di vino. Tutti giovani, erano tutti ragazzi giovani. Mio fratello Giovanni, invece, aveva tante pecore.

Luigi: Giovanni era un lavoratore, non guardava l’orologio quando si trattava di piegare la schiena e sudare. Il prete, te lo ricordi il parroco ?

Pietro: Certo che me lo ricordo, un furbacchione. A lui da mangiare non mancava mai, ma ha fatto anche qualcosa di buono in paese. Mi ricordo anche della maestra, ma non il nome, solo il soprannome. La chiamavamo “Biga Longa”. La politica era una cosa diversa, non c’era quel testa di “bip” di “bip“, una vergogna. Adesso rubano e basta, gli onesti sono pochi. Ma tu pensi che sia vera questa storia del virus ? Io non ci credo, tutte bugie. Anche se questo Conte sembra una persona seria.

Luigi: Neanche io ci credo, mai vista una cosa del genere. Tutti ladri, ormai persone oneste non se ne trovano più, specialmente quelli che ci governano. Prima ci aiutavamo, eravamo tutti amici, come fratelli. Adesso ognuno pensa per se. Che tempi che stiamo vivendo.

Pietro: Tempi brutti, molto brutti. I ragazzi passano e neanche salutano, anzi se gli fai un riprovero ti mandano a quel paese.

Luigi: Vero quanto è vero Dio, sono dei maleducati. Non puoi chiedergli di fare una commissione che si arrabbiano subito. Bestemmiano e dicono parolacce. E poi, sempre con le ragazze, a fare cosa, glielo sistemano il “bip“.

Pietro: E’ così, e nessuno dice niente, ormai va tutto bene. Le ragazze vanno in giro a qualsiasi ora del giorno e della notte. Vanno nei locali, fumano, bevono e chissà cos’altro. Quello che vedono in televisione, tutte nude, a letto, a fare quelle cose. Una vergogna.

Luigi: Vero, l’altra sera vicino a casa c’erano due ragazzi, non li ho riconosciuti. Ma lui gli ha messo le mani dappertutto e lei era contenta, la signorina. Hai capito, altro che chiedere la mano. Noi queste cose ce le sognavamo. Colpa della televisione, fanno vedere solo porcherie.

Pietro: Versa il vino, almeno quello di buono ci rimane in questa vita.

Luigi: Bevi Pietro, che vadano tutti “innoromala” (in malora), noi la nostra vita ce l’abbiamo fatta. Ma non la vedo bene, chissà come finirà questa storia, un’Italia corrotta da questo virus. Che siano maledetti, loro e i loro familiari.

Pietro: Bevi Luigi, beviamo alla nostra salute, che la nostra vita l’abbiamo vissuta onestamente. Che nessuno si permetta di venire qui a toccare la nostra terra, perché allora conoscono i Sardi.

Parisi, Pedru e Luisi:

Procurade e moderare,
Barones, sa tirannia,
Chi si no, pro vida mia,
Torrades a pe’ in terra!
Declarada est già sa gherra
Contra de sa prepotenzia,
E cominzat sa passienzia
ln su pobulu a mancare……….