Appunti sulla riabilitazione penale.

Quando il condannato ha già scontato la pena principale può, attraverso la riabilitazione (art. 178 c.p.), chiedere l’estinzione delle pene accessorie (v. 28 e ss. c.p.)  ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti (v. ad es., art. 70 d.lgs. 159/2011).

Se sussistono le condizioni di legge la riabilitazione costituisce un vero e proprio diritto del condannato.

I presupposti che il condannato deve possedere per ottenere la riabilitazione sono (art. 179 c.p.):

  1. non essere sottoposto a misura di sicurezza, tranne che si tratti di espulsione dello straniero dallo Stato ovvero di confisca, e il provvedimento non è stato revocato;

  2. aver adempiuto alle obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che dimostri di trovarsi nell’impossibilità di adempierle;

  3. che siano trascorsi almeno tre anni dall’espiazione della pena o dalla sua estinzione (otto anni per i recidivi qualificati e dieci anni per i delinquenti abituali, professionali o per tendenza);

  4. aver dato costante ed effettiva prova di buona condotta.

La sentenza che dispone la riabilitazione è revocata di diritto se la persona riabilitata commette, entro sette anni, un delitto non colposo per il quale sia inflitta la pena della reclusione per un tempo non inferiore a due anni o altra pena più grave (art. 180 c.p.). Il provvedimento che accoglie o revoca la riabilitazione è, in realtà, un’ordinanza, considerato che il tribunale di sorveglianza provvede a norma dell’art. 666 comma 6 c.p.p., salvi i casi nei quali procede per decreto (richiesta inammissibile, v. art. 666 comma 2 c.p.p.). Da ultimo la cd. legge Spazzacorrotti (l. n. 3 del 9 gennaio 2019 – art. 1, comma 4, lett. g) ha modificato l’art. 683 c.p.p. specificando che il tribunale di sorveglianza decide sulla revoca della riabilitazione, qualora essa non sia stata disposta con la sentenza di condanna per altro reato (v. 683 comma 1 c.p.p., ultimo periodo).

Se la richiesta di riabilitazione è respinta per difetto del requisito della buona condotta, la domanda non può essere riproposta prima che siano trascorsi due anni dal giorno in cui è divenuto irrevocabile il provvedimento di rigetto (v. art. 683 comma 3 c.p.p.).

Le disposizioni relative alla riabilitazione si applicano anche nel caso di sentenze straniere di condanna, riconosciute a norma dell’art. 12 c.p..

La competenza appartiene al tribunale di sorveglianza (art. 683 comma 1 c.p.p.), anche in caso di pena applicata su richiesta delle parti, essendo la relativa pronuncia equiparata a sentenza di condanna (Cass. Pen., Sez. I, Sent. n. 31940 del 04-07-2008).

Per il patteggiamento bisogna fare alcune precisazioni, perché l’art. 445 c.p.p., relativamente agli effetti del procedimento speciale in parola, prevede che quando la pena irrogata non supera i due anni di pena detentiva, anche se congiunta a pena pecuniaria, è esclusa, tra l’altro, l’applicazione di pene accessorie e il reato è estinto se nel termine di 5 anni in caso di sentenza inerente un delitto, o di due anni in caso di sentenza inerente una contravvenzione, l’imputato non commette un reato della stessa indole (v. 101 c.p.).  Ciò premesso, è bene conoscere la differenza tra effetto l’estintivo ex art. 445 comma 2 c.p.p. e la riabilitazione ex art. 178 c.p., a tal fine si consiglia di leggere la seguente pronuncia della Corte di Cassazione Penale: Sez. I, sent. n. 51115 del 5 dicembre 2013.

La richiesta di riabilitazione può essere presentata dal diretto interessato (art. 683 c.p.p.), quindi, non è obbligatoria l’assistenza legale, anche se è fortemente sconsigliato il “fai da te” ed è saggio far valutare la pratica da un avvocato sin dalla proposizione della domanda. L’art. 678 comma 1 bis c.p.p. dispone, tra l’altro, che il giudice dell’esecuzione relativamente alla richiesta di riabilitazione, proceda a norma dell’art. 667 comma 4 c.p.p.. In base a tale disposizione il tribunale di sorveglianza provvede in ogni caso senza formalità (con ordinanza emessa in camera di consiglio senza la presenza delle parti). Il provvedimento è comunicato al pubblico ministero e notificato all’interessato. Entro 15 gg. dalla notifica dell’ordinanza l’interessato,  così come il pubblico ministero o il difensore, possono presentare opposizione, in tal caso si procede a norma dell’art. 666 c.p.p. e l’udienza si svolge con la necessaria partecipazione del difensore (…) e l’interessato, se ne fa richiesta, è sentito personalmente.

Cosa accade rispetto alle iscrizioni nel casellario giudiziale ? A norma dell’art. 24 comma 1, lettera a) del dpr n. 313 del 14 novembre 2002, nel certificato richiesto dall’interessato sono riportate le iscrizioni esistenti nel casellario giudiziale ad eccezione, tra le altre, di quelle relative alle condanne delle quali è stato ordinato che non si faccia menzione nel certificato a norma dell’art. 175 c.p., purché il beneficio non sia stato revocato.