Il Mito e la Totalità delle cose.

Recentemente, con mio immenso dispiacere, ci ha lasciato Emanuale Severino. Sono felice, anche se non l’ho conosciuto se non tramite i suoi scritti, di aver percorso insieme a Lui una parte della mia vita su questo pianeta. Severino è stato e rimarrà un grande filosofo. Non nego la mia meraviglia quando ho letto per la prima volta la sua affermazione:”La filosofia nasce grande”. Si, nasce grande, con tutti gli strumenti necessari, quegli anticorpi che gli permettono di reagire al tentativo di creare nuovi dogmi. Il mito era tale, un mondo irreale percepito come pura realtà, una dimensione nella quale gli dei governavano il mondo e “godevano” dei sacrifici, anche umani, necessari per conquistare il loro favore. La filosofia nasce grande, perché i primi filosofi si pongono fuori dal mito, lo osservano e non ne hanno paura. Pronunciano parole come sapere, ragione, verità, scienza. (sophìa, lògos, alétheia, epistéme). Filosofia vuol dire avere cura del sapere, della verità.

All’inizio del loro cammino i Greci si chiedono che cosa può voler dire dire verità, e realizzano che il mito, quel modo di intendere il mondo, non è verità innegabile, ma solo una fantasia in cui si crede. Il senso inaudito della verità va letto alla luce della totalità delle cose. Che rapporto c’è tra la verità e il tutto ? Nella Teogonia di Esiodo gli dei nascono dal caos originario, da quel miscuglio che rappresenta la dimensione più ampia che il mito greco è riuscito a pensare. Ciò che manca al caos per avere il significato filosofico del tutto è il motivo in base al quale spiegare che qualcosa si trovi al di fuori di esso.

Per spiegare il tutto proviamo a pensare alla nostra realtà, fatta di famiglia, lavoro, svago, studio e tante altre cose. La nostra attenzione è rivolta, quasi sempre ed esclusivamente, ad una parte del tutto, quella realtà nella quale viviamo. Difficilmente pensiamo al tutto ! Il tutto dei primi filosofi è quella dimensione costituita dalla totalità delle cose, anche quelle dalle quali noi siamo siamo assorbiti giornalmente, più le innumerevoli e ulteriori come il presente, il passato, il futuro, ma anche ogni altra cosa visibile e invisibile, anche quelle più differenti e antitetiche. Nella totalità della cose esse si raccolgono in una suprema unità, nella quale restano unificate le differenze.

Richiamare alla mente il senso inaudito della verità comporta la volontà di non focalizzare la propria attenzione su questa o quella dimensione particolare della realtà, ma al tutto e chiedersi quale sia la verità innegabile. Se ci rivolgessimo ad una sola parte del tutto, quella dimensione da noi esclusa potrebbe irrompere e smentire il sapere che si era formato guardando solo a quelle parti privilegiate. I primi Greci si rivolgono al tutto, perché il tutto è il contenuto della verità innegabile, così scoprono il confine inoltrepassabile all’interno del quale sono oltrepassati tutti i confini cui l’indagine dell’uomo riesce ad arrivare.

La filosofia nasce grande e il suo sapere condiziona, ancora oggi, l’intero mondo occidentale (e non).

Ad maiora.