Il salto con l’asta.

Sarebbe bello non avere mai dubbi, come quelle maledette incertezze notturne amiche dell’insonnia che fanno arrovellare il cervello alzandone la temperatura. L’altra notte, preso dalla disperazione, ho navigato a vista tra decine di pensieri e, udite udite, mi sono ricordato di quanto è gustosa la lingua bollita con salsa verde. La mangiavo spesso ad Alessandria quando, ancora giovanissimo, rimasi qualche mese in Piemonte per frequentare un corso di ballo in maschera. La ricetta è semplice, certo, non è vegana, neanche se aggiungiamo patate o verdure.

Quante cose si possono fare e dire con la lingua ? Beh, a parte la culinaria, della lingua si possono dire una miriade di cose, ad esempio, il cucchiaio e la forchetta sono amici della lingua, si vedono spesso, almeno due volte al giorno. Senza la lingua, sembra strano, ma l’eloquio diventa un problema, così come i sapori. Immaginate di non sentire più il gusto della cioccolata, del caffè, del baccalà e delle pomme de terre fritte. Sarebbe una tragedia incommensurabile, una rivoluzione nel cavo orale.

La lingua, fateci caso, si muove in continuazione, non sta mai ferma, neanche durante la notte. Vaga qui e là fino alla mattina, quando, sommersa da disgustosi ristagni di saliva, non vede l’ora di ritrovarsi in bocca lo spazzolino (sia chiaro, da denti) e un paio di chilogrammi di dentifricio. Si lo so, è vero ! Alcuni potrebbero utilizzare anche lo spazzolone del cesso, perché anche le parole possono emanare fetore.

La lingua, senza la quale, l’ho già detto, l’eloquio sarebbe problematico, ci permette di esprimerci e comunicare con i nostri simili, anche se, seppur tutti appartenenti al genere homo, possiamo emettere vocali e consonanti dandogli un senso compiuto per alcuni e sconosciuto per altri. Sono i suoni che ci possono avvicinare o allontanare, almeno fino a quando, ad esempio, non frequentiamo un corso d’inglese. Lingua è una e lingua è l’altra, nel senso che è lingua il muscolo ed è lingua il suono dell’alfabeto. La nostra cerchia di amici potrebbe allargarsi grazie alla conoscenza di altre lingue, sempre che non siano morte.

Il lungo periodo della festività natalizia è stato un’occasione unica per stare in famiglia, in compagnia di coloro che ci amano più di ogni altra persona. Un amore sincero che deve essere coltivato attraverso un attento e accorto uso della lingua. Perché, ho letto da qualche parte, che la lingua può far male più delle botte. I sorrisi e gli abbracci, i gesti di sincero affetto, possono svanire dietro una o più parole sbagliate. Queste ultime, quando escono dalla bocca, possono provocare dei terremoti nell’anima e rimanere incise perennemente nella memoria altrui. La lingua, si sa, batte dove il dente duole. Il perdono (per-dono) esclude vendetta e rancore, non le buone maniere e i rapporti di circostanza, ma non elimina il ricordo e non ci obbliga a sedere nuovamente allo stesso tavolo col detrattore.

Mi disse un amico, infastidito dalla cattiveria di alcune malelingue, che queste lo avevano accusato di fare tutto per il vile denaro e di vivere al di sopra delle proprie possibilità, più tante altre piccole e simpatiche chicche di contorno. E’ bellissimo ricevere tanti apprezzamenti da chi ti vuole bene, un mondo di bene. Ma a Natale puoi ! Capite ora l’importanza della lingua ? Meglio la lingua in salsa verde che quella in salsa marrone. 

E il salto con l’asta ? E’ come le parole, se non lo ponderi vai a sbattere.

Ad maiora.