Il peccato originale

Quando si tratta di mettere in dubbio le altrui credenze religiose tutti ruttano perle di saggezza e fiori di stapelia hirsuta. Rifuggo tali situazioni correndo a tuffarmi in una cioccolata calda (d’inverno) o in una bella birra ghiacciata (in primavera ed estate), mentre in autunno, essendo meteoropatico, posso anche mandare il mio interlocutore in viaggio verso quel paese (e, udite udite, senza provare alcun senso di colpa). Ci sono persone che, pur di far sentire il fetore del loro alito, sono capaci di disquisire del bosone di Higgs, di fotoni e brodo primordiale (da non confondere col brodo di gallina – sul punto anche i vegani potrebbero voler dire la loro). Quando si parla di religione, cosi come di diritto e spesso anche di salute, tutti sono, rispettivamente, teologi, avvocati e medici, pur non avendo mai aperto un libro o sostenuto un esame. L’importante è aprire le fauci e dare sfogo alla bromopnea, manifestando a tutti l’avvenuta degenerazione dei propri neuroni per scollegamento delle sinapsi. Si tratta, a mio avviso, di un serio abuso del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, perché l’ignoranza, anche se inconsapevole (ciò che non sappiamo di non sapere), offende l’altrui intelligenza. L’ignoranza della legge, è risaputo, non scusa. Ora, adattate la nota locuzione latina al caso di specie e il gioco è fatto. In tali casi c’è un solo modo per evitare i giudizi negativi, gli sguardi compassionevoli e le risatine sotto i baffi. Bisogna, è il caso di dirlo, rimanere in religioso silenzio.

Proprio per non parlare a sproposito, partendo dalle basi del Credo cattolico, ho vagato tra la miriade di testi e informazioni che trattano del peccato originale. Il mio, quindi, è un lavoro redatto ad uso personale, senza alcuna pretesa di completezza, volto a comprendere l’origine e lo sviluppo della dottrina cattolica relativamente al peccato originale, col solo fine di dirimere i legittimi dubbi che toccano la mia fede (sigh !).

Il peccato originale è un dogma nato col Concilio di Cartagine del 418, così come l’eredità universale del peccato di Adamo e la necessità della Grazia per la salvezza. E’ il primo peccato commesso dall’uomo ed ha avuto, in antitesi all’attuale principio costituzionale secondo il quale la responsabilità penale è personale (art. 27 Cost.), ripercussioni sull’intero genere umano. A sentire San Paolo, infatti, “per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori” (Rm 5,19); “Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato (…)” (Rm 5,12). Miliardi di persone condannate, ancora prima della loro nascita, ad una pena consistente nella morte certa del corpo, fatti salvi il pentimento e la redenzione per la salvezza dell’anima. L’accostamento tra un principio della civiltà democratica e un dogma religioso non deve far sorridere, non si può negare che il peccato originale è presentato come conseguenza dell’azione voluta – in concorso tra loro – da Adamo ed Eva, azione senza la quale la morte non sarebbe entrata nella loro vita e in quella della loro discendenza. Senza l’azione di Adamo ed Eva non si sarebbe verificato l’evento morte; è innegabile, dunque, il nesso di causalità tra quell’azione e le conseguenze sull’intero genere umano. Il peccato originale condanna tutti gli uomini alla pena di morte, morte del corpo quale conseguenza di un’azione, sia essa dolosa o colposa, commessa da altri. L’uomo, però, non risponde – come direbbero i penalisti – per “concorso di persone nel reato” (dove il reato è la disobbedienza di Adamo ed Eva), ma per“propagazione” dell’azione dei loro progenitori riceve in eredità una natura incline al male. Che fare, infine, col serpente (parlante), se non condannarlo a strisciare sul ventre e mangiare polvere per tutti i giorni della sua vita perché reo di istigazione a delinquere.

Al n. 404 del Catechismo delle Chiesa Cattolica (CCC) si pone la domanda:”In che modo il peccato di Adamo è diventato il peccato di tutti i suoi discendenti ?”; la risposta è:”Tutto il genere umano è in Adamo «sicut unum corpus unius hominis – come un unico corpo di un unico uomo”. Per questa “unità del genere umano” tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo, così come tutti sono coinvolti nella giustizia di Cristo. Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno. Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutto il genere umano: cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale, ma questo peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta. Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l’umanità, cioè con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Per questo il peccato originale è chiamato « peccato » in modo analogico: è un peccato « contratto » e non « commesso », uno stato e non un atto.”

Per affermare che il peccato originale, seppur “contratto” e non “commesso”, è uno “stato” e non un “atto”, si è dovuto presupporre che: 1) – tutto il genere umano è in Adamo come un unico corpo di un unico uomo; 2) – a causa di questa unità del genere umano tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. Questo, tuttavia, non è sufficiente e non soddisfa la voglia di comprendere appieno perché il singolo debba essere macchiato nella sua natura con la privazione della “santità e della “giustizia originali”. E non appaga la ragione dover sostenere che il peccato di Adamo non è imputato ai posteri a titolo di responsabilità personale (stato e non atto), se ciò non serve a sollevare la propria discendenza da ogni conseguenza legata a quell’azione. E’ palese il legame tra l’azione di Adamo – leggi atto – e lo “stato” del nascituro conseguente alla disobbedienza a Dio da parte di un suo progenitore. Nell’attuale sistema processuale penale il genere umano verrebbe assolto con formula piena per non aver commesso il fatto. [Vedi anche il principio biblico secondo il quale la colpa dei padri non ricade sui figli (Dt 24,16 – Ez 18,2; per l’applicazione, 2Re 14,6 – Ger. 31, 29-30 – Ez. 14, 12-20;18, 10-20) (ma vedi anche, relativamente alla colpa dei padri che ricade sui figli, Dt 5,9; Es 34,7; Gs 7,24; ecc.)].

Il dogma fissa un principio di fede, vincola le coscienze, toglie ogni potere alla ragione, fa tacere ogni voce, impedisce ogni rivalutazione e si oppone al bagaglio culturale a cui il singolo non può, se non forzatamente, rinunciare [”Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno” (n. 404 CCC)]. Rileggendo la Genesi chi di noi è ancora disposto a credere che Dio passeggiava in un giardino ed Eva conversava con il serpente dopo essere nata dalla costola di Adamo ? Come si concilia questo primo libro biblico, e Adamo ed Eva come progenitori del genere umano, con la teoria dell’evoluzione ? Si può, attualmente, parlare di monogenismo ? Quale significato ha oggi il decreto sul peccato originale del Concilio di Trento (1545-63) nella parte in cui afferma:” n. 1. Chi non ammette che il primo uomo Adamo, avendo trasgredito nel paradiso il comando di Dio, ha perso subito la santità e la giustizia, nelle quali era stato creato e che è incorso per questo peccato di prevaricazione nell’ira e nell’indignazione di Dio, e, quindi, nella morte, che Dio gli aveva prima minacciato, e, con la morte, nella schiavitù di colui che, in seguito, ebbe il potere della morte e cioè il demonio; e che Adamo per quel peccato di prevaricazione fu peggiorato nell’anima e nel corpo: sia anatema.” Rispondo rifacendomi al pensiero del gesuita Pierre Teilhard de Chardin, il quale nell’aprile del 1922 scrisse che:”Plus nous ressuscitons scientifiquement le passé, moins nous trouvons de place, ni pour Adam, ni pour le Paradis terrestre.” Affermazione che, allora, non rimase senza conseguenze sul piano disciplinare e culminò, per volere della Compagnia di Gesù, nella sua sospensione dall’insegnamento presso la cattedra dell’Istituto Cattolico di Parigi e nel divieto di pubblicare testi su argomenti teologici e filosofici.

Stupisce che il Catechismo della Chiesa Cattolica continui, ancora oggi, ad affermare che “Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo (…)” (n. 402 CCC) e la loro “(…) inclinazione al male e l’ineluttabilità della morte non si possono comprendere senza il loro legame con la colpa di Adamo e prescindendo dal fatto che egli ci ha trasmesso un peccato dal quale tutti nasciamo contaminati e che è morte dell’anima” (n. 403 CCC), ed ancora:”(…) Sappiamo dalla rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutto il genere umano: cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale, ma questo non intacca la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta (n. 404 CCC).”

Le difficoltà poste dal racconto della creazione emergevano già in una nota datata a Milano il 5 giugno 1973, reperibile (qui) nel sito web della Chiesa Cattolica Italiana, nella quale il teologo gesuita dalla Compagnia di Gesù P. Maurizio Flick, su incarico della Commissione per la Dottrina della Fede e la Catechesi, afferma:”Un teologo di grande autorità, che ha studiato molto il dogma del peccato originale (P. Labourdette, O.P.) già nel 1949 rivolgeva questa domanda: «Chi di noi non ha incontrato e sperimentato l’angoscia di tanti catechisti davanti al dovere di insegnare la storia della caduta originale nella sua veste classica, e delle sue terribili conseguenze, ad adolescenti, inclinati da tanti altri elementi della loro cultura, a non vedervi che un mito, oramai inconciliabile con la scienza?» (Revue Thomiste 49, 1949, 389). Un predicatore assai noto, esprimeva questa difficoltà in maniera ancora più drastica, concludendo che presentando la storia di Adamo e Eva nella forma usuale, si conducevano i ragazzi e i loro genitori in una atmosfera di leggenda, e così non si poteva evitare che arrivassero a non prendere sul serio il cristianesimo (J. LOEw, Journal d’une mission ouvrière, Paris 1955, 185-186). Laici colti frequentemente hanno l’impressione che la presentazione classica del dogma del peccato originale è oramai irrecepibile dal mondo moderno, perché in opposizione ai dati della cultura a cui non possono onestamente rinunciare: perciò costruiscono talvolta tentativi assai azzardati per conciliare la loro fedeltà all’insegnamento ecclesiale, con la struttura del loro pensiero (de la Noe, Robberechts, ecc.); per essi, è motivo di scandalo che i teologi professionisti non li aiutino in questo aggiornamento, percepito come una necessità vitale della propria fede (Paupert).”

Qualche anno prima, nel luglio del 1966, al Simposio sul peccato originale tenutosi a Nepi (Viterbo) Papa Paolo VI, rivolgendosi ai teologi disse:”In realtà, a che altro mira l’azione pastorale della Chiesa se non alla redenzione dell’umana natura, che, mirabilmente creata da Dio onnipotente in Adamo e in lui miseramente caduta, è stata dal misericordioso Iddio, per la grazia dell’unico Mediatore Gesù Cristo, ancor più mirabilmente ricreata e rigenerata alla vita divina ?”; ed ancora:”Tuttavia, anche se con formulazioni più brevi e in occasione di altre Costituzioni, la dottrina cattolica sul peccato originale è stata riaffermata nel Concilio Vaticano II, specialmente in connessione con l’argomento principale del medesimo, ch’è stato il mistero della Chiesa. Così, nella Costituzione dogmatica Lumen gentium, in piena consonanza con la divina rivelazione ed il magistero dei precedenti Concili di Cartagine, di Orange e di Trento, ci insegnano chiaramente il fatto e l’universalità del peccato originale, come pure l’intima natura dello stato dal quale l’umanità decadde per colpa di Adamo: «Aeternus Pater, liberrimo et arcano sapientiae ac bonitatis suae consilio, mundum universum creavit, homines ad participandam vitam divinam elevare decrevit, eosque lapsos in Adamo non dereliquit, semper eis auxilia ad salutem praebens, intuitu Christi Redemptoris, qui est imago Dei invisibilis, primogenitus omnis creaturae» (Col. 1, 15; Const. dogm. Lumen gentium, c. 1, n. 2; A.A.S.LVII, 1965, pp. 5-6) (L’eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, creò l’universo; decise di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina; dopo la loro caduta in Adamo non li abbandonò, ma sempre prestò loro gli aiuti per salvarsi, in considerazione di Cristo redentore, il quale è l’immagine dell’invisibile Dio, generato prima di ogni creatura.) (documento integrale qui).

Ancora prima, nel 1950, nell’enciclica “Humani generis” Papa Pio XII afferma l’esistenza storica di Adamo e la veridicità storica e non allegorica del racconto biblico relativamente al “peccato originale, che proviene da un peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente, e che, trasmesso a tutti per generazione, è inerente in ciascun uomo come suo proprio.”

Venendo a tempi più recenti, Papa Benedetto XVI, nell’udienza generale del 3 dicembre 2008, si pone il problema dell’attualità e sostenibilità della dottrina del peccato originale alla luce della teoria dell’evoluzione:”Ma come uomini di oggi dobbiamo domandarci: che cosa è questo peccato originale? Che cosa insegna san Paolo, che cosa insegna la Chiesa? È ancora oggi sostenibile questa dottrina? Molti pensano che, alla luce della storia dell’evoluzione, non ci sarebbe più posto per la dottrina di un primo peccato, che poi si diffonderebbe in tutta la storia dell’umanità. E, di conseguenza, anche la questione della Redenzione e del Redentore perderebbe il suo fondamento. Dunque, esiste il peccato originale o no ?” Se siete interessati alla risposta leggete il discorso integrale qui.  Per ciò che mi riguarda il discorso del Santo Padre sull’origine del male è appassionato e appassionante, anche quando pone in risalto il male insito nella natura umana e presentato nella Genesi in grandi immagini “(…) con quella visione dei due alberi, del serpente, dell’uomo peccatore. Una grande immagine che ci fa indovinare, ma non può spiegare quanto è in se stesso illogico.”

L’evidente apertura è il frutto di un percorso obbligato tracciato dalle nuove scoperte scientifiche.  E’ vero, infatti, che già nel 1996 Papa Giovanni Paolo II affermò che la teoria dell’evoluzione non poteva più essere considerata, alla luce delle nuove conoscenze, una mera ipotesi e che: ”Oggi, circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell’Enciclica (rif. Humani Generis), nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all’attenzione dei ricercatori, a seguito di una serie di scoperte fatte nelle diverse discipline del sapere. La convergenza, non ricercata né provocata, dei risultati dei lavori condotti indipendentemente gli uni dagli altri, costituisce di per sé un argomento significativo a favore di questa teoria.” (Messaggio di Giovanni Paolo II ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze – 1996 – discorso integrale qui).

Il racconto della storia di Adamo ed Eva diventa allegorico, simbolo dell’eterno combattimento tra il bene e il male. La Chiesa ha i suoi tempi ed è perennemente in cammino. Ma, sia chiaro, nel Catechismo della Chiesa Cattolica, al momento, nulla è mutato (CCC).

Brevemente: origine del dogma e controversia pelagiana.

Affermava Pelagio, monaco britannico nato attorno al 350 d.C., che – anche se tutto dipende da Dio – ogni uomo nasce libero e, perciò, in grado di scegliere tra il bene e il male. E’ l’uomo a decidere (libero arbitrio), anche dopo il peccato di Adamo, da quale parte stare, ed è in base alla condotta umana che Dio, che è bontà infinita, premia o castiga. Quindi, se il peccato deriva dalla scelta volontaria dell’uomo, di ogni singolo uomo, la natura umana non è intrinsecamente peccaminosa e Adamo, pur essendo il primo che ha peccato, non può aver tramandato le proprie colpe ai suoi discendenti. In ciò consiste la negazione pelagiana dell’esistenza del peccato originale e l’affermazione che il futuro dell’uomo è legato alle singole scelte, frutto del dono della ragione e della libertà ricevute al momento della Creazione. Ecco perché i bambini, secondo Pelagio, vengono alla luce nelle medesime condizioni originarie di Adamo, con la sola differenza che conoscono il peccato, quale libera scelta umana, e possono subirne l’influsso. In tale contesto non ha alcuna rilevanza il Battesimo, visto da Pelagio come momento di accoglimento nella Chiesa ma inutile per la liberazione dall’inesistente peccato originale; per i bambini, in caso di morte, le porte del paradiso sono sempre aperte. Il futuro dell’uomo è determinato dal libero arbitrio, perchè il peccato un atto della volontà del singolo che prescinde dall’affermazione di una natura peccaminosa. E’ chiaro che, queste asserzioni rendono vana la venuta di Cristo e la Sua morte per salvare l’uomo dal peccato; tutto diventa un non senso se, come afferma Pelagio, l’uomo può salvarsi da solo perché è capace e libero di decidere la sua sorte seguendo la via indicata dai Comandamenti di Dio. E’ chiaro altresì che, se l’uomo può scegliere di vivere senza peccare, la Grazia, dono gratuito di Dio, per Pelagio non rileva perché l’uomo nasce senza peccato e può mantenersi in tale stato a prescindere dalla Grazia (della redenzione).

La tesi di Pelagio venne contrastata aspramente da Agostino d’Ippona (345 d.C. a Tagaste in Numidia – odierna Algeria), figlio di Santa Monica e dottore della Chiesa, proprio perché rendeva vano il sacrificio di Cristo, Dio incarnatosi per salvare l’uomo dal peccato. Agostino delinea il peccato originale quale situazione che avvolge l’intera umanità pervasa dal male, ed è in tale contesto il battesimo è l’atto necessario per la remissione dei peccati, anche per i bambini i quali, pur non avendo peccato, vanno battezzati proprio a causa del peccato originale (Romani 5, 12 – Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato.) La Grazia per Agostino è un dono che giunge all’uomo per mezzo dello Spirito Santo. Il dono di Dio, gratuito, è Cristo che si immola per la salvezza del genere umano ed il battesimo è il mezzo per ricevere la Grazia. L’uomo non può, senza la Grazia e col solo libero arbitrio, non peccare. Due punti di vista inconciliabili, da un lato Pelagio per il quale l’intelligenza precede la Grazia, dall’altro Agostino che afferma l’esatto contrario.

Conclusioni – Cosa rimane del peccato originale ?

Il peccato è sotto i nostri occhi e si percepisce anche se non sono ben aperti. E’ una realtà innegabile, avvolta nel perenne e ciclico alternarsi della vita si ripropone sotto varie forme. Non so se esiste e se sia mai esistito il primo peccato o il c.d. peccato originale, ma sono certo che esiste ciò che non è bene; noi umani lo definiamo male. Questo è sufficiente a prescindere dai dogmi di fede che, l’ho già detto, costituiscono spesso un argine insormontabile, contrastano con la ragione e talvolta minano la fede. Il male è un fatto, una realtà esistente che ci circonda anche nella tenera età. L’uomo, questo è l’aspetto fondamentale, lo riconosce e può combatterlo. In questa lotta all’ultimo sangue Cristo è la forma vivente del bene, segno di resurrezione dal buio del peccato originale, cioè dal male presente sin dall’origine dell’umanità. Ama il prossimo tuo come te stesso, questa è la medicina per opporsi al male. Non è facile, ma in Cristo è possibile, perché in Lui, a prescindere dalle mille questioni storiche che alcuni sollevano sulla realtà evangelica, è il nostro prossimo. Rispondendo alla domanda rivoltagli sul primo dei comandamenti, Gesù disse: “Il primo è: “Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. E il secondo è questo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più importante di questo » (Mc 12,29-31).