Spegnere la TV e accendere il cervello

No, non bisogna guardare la TV, non ha alcuna utilità. E’ tempo sprecato rispetto a una vita breve, densa di sorprese, spesso ingiusta e spietata. Meglio leggere libri, riviste mensili e settimanali, così come i quotidiani, rispettando una sola regola, molto semplice. Io la imparai al liceo scientifico da un professore, del quale conservo un tenero ricordo, si chiamava Gianfranco. Ci disse:”Ragazzi miei, dovete leggere, molto e mai gli stessi quotidiani”. Il messaggio era chiaro, ci invitava a sentire più opinioni, ad informarci da più fonti, prima di tirare le somme e prendere posizione, anche esprimendo il nostro punto di vista.

Non nego che, in passato, anch’io ho trascorso del tempo – per fortuna mai tanto – davanti all’aggeggio infernale. Non nego neanche che, sempre più raramente, viene lanciato nell’etere qualche programma utile, interessante e, a volte, anche divertente. Ma tutto il resto è spazzatura, puro delirio, illegittima invasione delle menti. Un insulto a chi ha, in questo mondo, il tempo contato.

Ogni giorno migliaia di parole inutili compongono e comunicano informazioni su fatti e misfatti altrui. Pseudo ingegneri azzardando le ipotesi più assurde, novelli investigatori risolvono casi impossibili in un batter di ciglia, simpatici politologi dispensano consigli e ricette a chicchessia, dotti e irraggiungibili figuri emanano sapere da ogni poro, gambe e cosce sciamano su ogni canale insieme a sorrisi smaglianti, scollature e ricette culinarie di ogni genere. E guai a contraddire qualcuno ! Non sia mai, diceva un certo Pietro di mia conoscenza. Alcuni, inteneriti nel profondo più intimo, si accapigliano in difesa di assodati e recidivi delinquenti, qualcuno ricco e come tale meritevole di una nuova opportunità. Gli altri, poveri in canna e sfigati, meglio che marciscano in galera. Al diavolo, in tal caso, la teoria special-preventiva. Intanto, tra morti e feriti la pubblicità impazza centrando il bersaglio e rincoglionendo i più deboli. Compra quello, acquista quell’altro, bevi e mangia, spendi e spandi. Dove vai se non segui la tendenza ? Non hai quei pantaloni, quel veicolo e una super fidanzata ? Ma dove vai se non ce l’hai ?

C’è chi vive dalle disgrazie altrui, compra il pane ai propri figli con i lamenti di una madre disperata, di una donna violentata o di una famiglia distrutta. Lo dico perché ci sono domande che, nei tempi e nei modi in cui vengono poste, lasciano trasparire la mancanza di qualsiasi sentimento di pietà. Ogni essere umano dovrebbe avere, davanti al proprio dolore, il diritto di essere lasciato in pace. Il diritto di non essere rincorso da telecamere e microfoni, tediato sotto casa da nugoli di novelli pseudo pennivendoli che attendono la prima lacrima e il pianto. “Signora, soffre per la morte di suo figlio ?” “No, ma si figuri, ma cosa dice. Adesso vado a cena con gli amici e subito dopo al cinema e in discoteca. Oggi si festeggia !”

Si all’informazione, non alla persecuzione e alla maleducazione. Ma qui non si parla d’informazione, alla quale nessuno nega tutto lo spazio e il supporto necessario a difesa della democrazia, ma del ridicolo e triste tentativo di unirla e confonderla con l’intrattenimento, a volte anche con l’utilizzo di chi non ha mai sostenuto nessun esame di abilitazione all’esercizio della professione.

Tizio si è sposato con Caio, Sempronia la da via a Mevio e quest’ultimo se la fa con Filano. Lo chiamano pettegolezzo, anzi, per dargli un tono, “gossip”. Ci sono i famosi Vip tramontati e quelli esordienti, sempre abbronzati e firmati da cima a piedi. Intanto un attimo di “consigli per gli acquisti”, e vai con milioni che entrano nelle casse di questa o quella frequenza. Gli allocchi guardano e attendono, dopo la pubblicità c’è sempre una novità. Un personaggio misterioso che si scopre essere il signor nessuno mascherato, per l’occasione, da celebrità. Così nascono discussioni interminabili sulla sua vita, che in realtà non merita nessuna menzione, se non per la sua faccia tosta che, puntualmente, spunta a sorpresa da dietro le quinte cosciente di non avere né arte né parte. E non è tutto, quel tale esprime anche opinioni semiserie sugli argomenti più disparati; ma meglio se si parla del niente, perché come diceva quel tale – che non abbisogna – è l’unica cosa di cui sa tutto. Allora, scusatemi, a questo punto meglio le telenovelas, almeno non si discostano molto dalla realtà.

Mentre in politica il bue dice cornuto all’asino che smacchia il giaguaro, la mucca gira nel corridoio e non distingue un arabo da un calabrese che passeggia con la figlia di Mubarak, qualcuno tenta di distrarre l’attenzione dei più portandola sui pericoli delle previsioni meteo. L’opposizione urla e si dispera tentando di rinnovarsi. Basta cambiare nome e simbolo ! Poi c’è l’esempio dei più avanzati paesi dell’Unione europea. Siamo nel terzo millennio, non si può rimanere indietro. Perché altrimenti, quando si trattano alcune questioni, sei razzista, fascista e omofobo. Basta poco per essere aggredito da questo o quel “gruppo”, perché la libertà di pensiero, secondo alcuni, non include il diritto di non condividere e criticare. Esprimere la propria opinione, libera e incondizionata, su determinati argomenti, vuol dire esporsi ad accuse di fanatismo e intolleranza. Il martellamento è giornaliero, costante, a volte sibillino, pur di convincerti che devi cambiare idea. Un esempio ? Bene, lo dico:”Viva la famiglia.” E non mi frega niente di quello che fanno negli altri paesi, apparentemente evoluti. Che facciano ciò che vogliono, io dissento, o meglio, aborro. Tra l’altro, in molti Stati, spesso citati a sproposito per la tutela delle presunte minoranze, vige la pena di morte, altro che esempi di democrazia, integrazione e tolleranza. Non si possono accampare diritti sconvolgendo, condizionando e imponendo la propria visione delle cose a chi la pensa diversamente, tanto da relegarlo nel ghetto dell’ignoranza. Nessuno, nella realtà che vogliono farci percepire, è più diverso di chi non si adegua. In questo il tubo catodico ha una responsabilità enorme, proprio perché spesso, direi quasi sempre, chi lo guarda per giornate intere non ha i mezzi per potersi difendere. A breve non si potrà parlare neanche di apparato digerente e apparato riproduttivo. La discriminazione è evidente, perciò saranno entrambi apparati, punto e basta.

Non tutto è male o è negativo, ma se l’hai visto o l’ha detto la TV, non è legge. Può non essere vero o con sfumature assai diverse da come ti viene raccontato. Il vero potere della TV siamo noi, ma non usiamo il telecomando. 

Meglio spegnere la TV e correre ad acquistare libri, riviste e quotidiani. Si possono rileggere, comparare e sottolineare; si può riflettere, senza urla e interruzioni, con la certezza di accendere la mente.