Crollo del ponte Morandi a Genova ? Non parlatemi di colpa cosciente !

L’Italia è il paese del dopo, perché solo quando si trova davanti al fatto compiuto cerca soluzioni all’inevitabile realtà. Non voglio ripercorrere la notizia del crollo del ponte, abusata e ripassata in tutte le salse mediatiche. Mi unisco al dolore delle famiglie, alla disperazione dei senza tetto, alla desolazione, al senso di sconfitta e di perenne rassegnazione dei cittadini. Il 14 agosto 2018 è toccato a Genova, prossimamente non si sa, perché attraversare i ponti è diventato, ormai, come il gioco della roulette russa. Anch’io qualche mese fa ho attraversato quel ponte con la mia famiglia, ma non sapevo e non avrei voluto partecipare al gioco. 

Da decenni sento riproporre soluzioni ai mali, numerosi e sempre insoluti, che si alternano con cadenza periodica nel nostro Paese. Solo a sentirne parlare il sangue ribolle nei vasi, la pressione sanguigna guizza verso l’alto e il senso di sconforto unito alla voglia di ribellarsi pervade ogni singola cellula. Non basta più gridare vergogna, urlare, indignarsi e manifestare. Oggi è il ponte, ieri le alluvioni, i crolli di intere palazzine, le voragini che ingoiano le auto e gli alberghi spazzati via in un attimo.

Poi si dimentica, il tempo attenua la paura e si riaccende la speranza che le cose cambino, che l’Italia diventi un paese normale. Ma basta girarsi un pò indietro per vedere le ferite sanguinanti e la sofferenza di chi quei problemi irrisolti li vive ancora, sulla propria pelle, tutti i giorni.  E non mi consola affatto che un brivido lungo la schiena attraversa i cittadini di mezza Europa, preoccupati dello stato di manutenzione dei loro ponti. Anzi, è la conferma del disinteresse del genere umano verso la propria sicurezza. 

Vorrei capire, dopo tutto il marasma di dichiarazioni, spesso insulse e inutili:” Perché un settore strategico e dai guadagni certi viene ceduto ai privati ?”; “Perché il contratto di concessione è stato segretato ?”. Due domande da cento milioni di dollari.

Non spero, non mi auguro, non auspico, ma al contrario pretendo e ritengo un obbligo che i responsabili di questo disastro, chiunque essi siano, vengano messi alla gogna per 43 giorni in Piazza De Ferrari a Genova. E non parlatemi di teoria della pena e di rieducazione, perché se, come appare chiaro, saranno accertate responsabilità, in tali condotte il senso di disumanità è stato superato, tanto da scadere nella condanna a morte, ad oggi, di 43 ignari cittadini. 

Non parlatemi neanche di colpa cosciente, in un marasma di tecnicismo che non indaga e non può indagare la mente umana alla ricerca del discrimine tra dolo e colpa. Spero almeno nel dolo eventuale.

Coraggio Genova, un forte abbraccio.