Pensione ? Meglio in Sardegna.

Accade sempre più spesso che la carta stampata e la TV propongono notizie relative alla meravigliosa vita dei pensionati italiani che hanno deciso di vivere all’estero. La convenienza di tale scelta deriverebbe dalla minore imposizione fiscale e dal costo della vita nettamente inferiore. Il paese che attira maggiormente i nostri connazionali, perché i residenti non abituali non devono pagare le tasse sulla pensione per i primi 10 anni, sembra essere il Portogallo. Ma non preoccupatevi, non voglio ripercorrere leggi e leggine, convenzioni, consigli o quant’altro interessa chi pensa di voler trascorrere la vecchiaia lontano dalla propria terra. Se volete queste informazioni potete trovarle su decine di siti web, alcuni dei quali offrono anche tutta l’assistenza necessaria per realizzare il vostro sogno. Lo scopo di questo articolo, invece, è quello di convincervi a fare l’esatto contrario, cioè rimanere sul territorio nazionale, magari trasferendovi nel luogo più bello del mondo.

Bene, allora bisogna iniziare chiedendosi perché, raggiunta l’età della pensione, si programma di andare a vivere all’estero. La scelta, nella maggior parte dei casi, riguarda la possibilità di vivere più dignitosamente o, ancora meglio, di potersi permettere una vita molto più agiata, in paesi dove tutto costa meno, dal canone di locazione agli alimentari, dall’abbigliamento ai ristoranti, ai quali si aggiungono, spesso, minori spese relative ai costi di riscaldamento, soprattutto per coloro che si trasferiscono nei paesi più vicini all’equatore.

Anch’io ho valutato, più volte e con insistenza, la possibilità di trasferirmi o meno all’estero con la mia famiglia. Mappamondo alla mano ho cercato le isole più sperdute, poi quelle non lontanissime e quelle ancora più vicine, infine, sono rimasto a casa. Non perché la mia vita sia irrimediabilmente legata alle persone che conosco, alle mie abitudini o a chissà cos’altro, ma semplicemente perché ho valutato i pro e i contro e questi ultimi sono, per me, in netta maggioranza. Volete sapere perché ? Semplice ! Non ho voglia di ricominciare tutto da capo, a partire dalla lingua, proseguendo con gli usi e i costumi e terminando con il bisogno di conoscere e la necessità di valutare di chi mi posso fidare. O forse, in realtà, di andare a vivere in un altro paese non mi interessa niente. Si, probabilmente è così. Solo che, ogni tanto, la mente si ribella alla routine e pensa che, spostandosi dall’altra parte del mondo arriverà una ventata d’aria fresca. 

Inizialmente mi attirava molto l’idea di trasferirmi a Capo Verde, nell’oceano Atlantico, dove il 40% della popolazione vive con poco più di due dollari al giorno. Nella capitale, Praia, vivono circa 120000 abitanti e sono presenti due aeroporti. Più problematica e maggiormente scoraggiante mi è sembrata l’assistenza sanitaria, molto lontana dalla nostra realtà, cosi come la distanza dall’Italia – oltre 4000 km – e il costo del biglietto aereo che si aggira sui 1500,00 euro. Insomma, non si può pensare di fare una “salto” nello “stivale” per prendere un caffè.

Abbandonata l’idea di Capo Verde, sono passato alle Azzorre, arcipelago di origine vulcanica composto da nove isole, posto al centro dell’oceano Atlantico e sotto la bandiera Portoghese. Qui i motivi di scoraggiamento sono apparsi decisamente minori, la sanità sembra funzionare, la criminalità è inesistente e gli accordi bilaterali con l’Italia permettono sostanziosi vantaggi per i pensionati. Bollo e assicurazione incidono in modo lievissimo sulle risorse economiche, visto che un veicolo di media cilindrata paga annualmente circa 30 euro di bollo e 150 euro di assicurazione. Leggendo qua e la sul web ho scoperto, però, che le spiagge sono veramente poche, piove spessissimo, il vento si fa sentire e le isole, seppur incantevolmente selvagge, sono estremamente lontane dall’Italia, oltre 3000 km e 9 ore d’aereo. No, non è il posto che fa per me, anche se il caffè costa 0,60 centesimi e si mangia pesce al ristorante con 20,00 euro.

Certo, non posso negarlo, ci sono situazioni veramente allettanti. Come quella di trasferirsi a Santo Domingo, a quasi 9000 km dall’Italia, dove tutto sembra costare veramente poco e con 1500,00 euro al mese si può vivere nel lusso. Tutto molto bello, se non fosse per le notizie contrastanti relative alla delinquenza dilagante e ai pericoli dietro ogni angolo. Abbandonati i Caraibi mi sono spostato più vicino, in Tunisia e Marocco, da li in Polonia, Estonia e alle Canarie. Tutto inutile, non ho mai trovato qualcosa che mi abbia colpito veramente tanto da convincermi a stravolgere la mia vita.

Per qualche mese ho accantonato l’idea, ma periodicamente, forse a causa dei troppi impegni e della voglia di evadere, si presentava nuovamente. Le ricerche, parafrasando Bennato, dell’isola che non c’è sono proseguite per mesi e mesi, senza esito. Forse questo vi sembrerà strano, ma la ragione mi ha un po preso la mano, ed ora sono quasi convinto che, non può esistere l’isola, che non c’è. E a pensarci, che pazzia, andar via è solo fantasia, e chi è saggio e maturo lo sa, non può esistere nella realtà.

Si potrebbe dire che galeotta fu la moto. Nell’estate del 2016, a cavallo della mia Yamaha fz6, mentre mia moglie si spostava a destra quando io percorrevo le curve a sinistra, ho deciso di fare una sosta lungo la strada provinciale 19, in Sardegna, diretto verso Bosa, un piccolo paese in provincia di Oristano. Ecco, quella sosta ci ha cambiato la vita. Il panorama davanti ai nostri occhi ci ha lasciato senza fiato, ci siamo guardati negli occhi e avvolti dal profumo del mirto e del corbezzolo abbiamo pensato:”Vogliamo vivere qui !”. Ma come si fa a raccontare una magia ? Non è possibile, bisogna viverla. 

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