Dionigi

Dice di essere umile, sottomesso, buono e cordiale. Dispensa consigli e non parla mai male di nessuno, perché non è da lui dare giudizi o esprimere opinioni, finanche giuste. Lo chiamano il monaco, ma lui non lo sa ! Pietro Lo conobbe anni or sono, solo e deriso, mentre con passo lento spostava le sue membra opulente dalla sua abitazione, nel piccolo quartiere di San Cleto, verso la chiesa parrocchiale. Fu un caso, un amico comune, nell’adempiere ai soliti convenevoli, li presentò durante un incontro al bar. Nacque così la loro amicizia. Tempo dopo Pietro lasciò quel quartiere e quella città, la sua professione lo chiamava altrove. L’amicizia con Dionigi continuò, anche se solo per telefono o con qualche sporadica lettera, almeno fino a quel giorno.

Pietro lo incontrò anni dopo, era ingrassato leggermente. A parte questo il suo aspetto non era mutato, neanche nel suo modo di vestire sempre un pò trasandato; i pantaloni con qualche piccola macchia di cibo e i capelli unti. Enormi scarponi adatti ad ogni stagione coprivano i suoi piedi. Aveva ancora la stessa auto, una Ford del 1985, piena di ritagli di giornali. La Bibbia era sempre lì, poggiata sul sedile posteriore. Pietro gli andò incontro per salutarlo e abbracciarlo. Dionigi fu felice di vederlo e parlò a lungo, mentre Pietro disse solo poche parole, sapeva dei lunghi monologhi e della poca disponibilità del suo amico ad ascoltare e capire le ragioni dell’altro.

Erano seduti in una sala interna del bar dove, anni prima, si davano appuntamento per fare colazione insieme. Proprio lì, dove era iniziata la loro amicizia, Dionigi parlò insistentemente di una questione, a suo dire gravissima, talmente importante che non lo faceva dormire. Sottolineò più volte la sua contrarietà e il suo disprezzo verso Alfredo e confidò a Pietro di essere molto arrabbiato anche con una sua cara amica, Alice, perché aveva tradito la sua fiducia.

Nell’aria si sentiva il profumo dei croissant e del caffè, mentre la voce di Dionigi, come un mantra, continuava ad accusare e a sostenere le proprie ragioni. Il suono della musica proveniente dal jukebox e il chiacchiericcio dei clienti lo costrinse ad alzare la voce. Iniziò così il suo lungo racconto. Pietro lo ascoltò, come aveva sempre fatto.

Dionigi: Tu lo sai, io sono umile, molto umile. Non ho mai fatto del male a nessuno e non ho niente da rimproverarmi. Pensa che presto il mio denaro ai bisognosi, vado in chiesa quasi tutti i giorni e prego in continuazione. Dio pensa a tutto, solo lui può, solo lui illumina i miei passi. Loro non lo sanno, ma sono in errore. Non ci si comporta così, da mafiosi. Pensano di essere migliori degli altri, soprattutto lei, Alice. Mi odia, anche se non so perché. O forse si, lo immagino, per vecchie questioni delle quali non voglio parlare. Ma non è giusto, hanno dato origine a un’oligarchia. Decidono tutto loro, come vogliono, ma sbagliano. Quando mai il direttivo di un’associazione può permettersi di esonerare dall’incarico il proprio maestro di tennistavolo? Ti sembra possibile ? Io e il maestro siamo molto amici. Che modi sono questi ? Lui non ha dormito per una settimana. Chi comanda in un’associazione è l’assemblea dei soci, non il direttivo ! Giusto ? Sei d’accordo con me ?

Pietro: Beh, non so esattamente come stano le cose, però le associazioni in genere attribuiscono la loro amministrazione a….

Dionigi: Non è vero, chi comanda è l’assemblea, ma il maestro ha il suo peso e può decidere ciò che vuole. Altro che chiacchiere. Se si fossero permessi di comportarsi così con il maestro Beppe, sai cosa avrebbe fatto ? Lo sai ? Li avrebbe presi tutti a calci nel culo, altro che chiacchiere.

Pietro: Si, ti comprendo, cioè capisco la tua posizione, ma per poterla condividere devi raccontarmi qualcosa in più. Questa associazione di tennistavolo ha uno statuto ? Presumo di si. Allora bisogna vedere…..

Dionigi: Ma quale statuto, cosa c’entra! Certo che c’è lo statuto, ma nessuno ne ha mai tenuto conto, chi comanda è il maestro!

Pietro: Fammi capire, il maestro è un socio ?

Dionigi: No, non è socio, ma è maestro e come tale può disporre ciò che vuole. Me lo ha detto anche Filippo, lui è laureato in qualcosa, adesso non ricordo, ma sa il fatto suo.

Pietro: Se l’ha detto Filippo, allora taccio. Chi è questo Filippo ? Ti sei posto il problema che può averti dato un’informazione errata ? Oppure non si è spiegato bene o tu hai capito male. Dimmi, l’associazione paga il maestro per fare cosa ? Perché lo paga, giusto? Il direttivo è stato eletto dall’assemblea per svolgere determinati compiti ? 

Dionigi: Certo, ci mancherebbe altro, lui è pagato da tutti noi soci. Ma questo non c’entra niente ! Lui ci insegna a giocare a tennistavolo e decide chi può o non può partecipare alle gare, perché lui è un professionista e l’associazione senza di lui è morta. Il direttivo ? Eletto da noi soci, deve fare quello che gli diciamo, altro che storie. Mafiosi, sono mafiosi.

Pietro: Quindi, riepilogando, il maestro è pagato da voi per insegnarvi a giocare a tennistavolo, ma tu pensi che possa occuparsi anche dell’amministrazione dell’associazione. Mentre il direttivo, eletto dai soci per amministrare l’associazione, non deve farlo perché in realtà se ne occupa il maestro. Non so, mi sembra un’amenità, perché………..

Dionigi: Non lo penso io, lo prevede la legge, l’ha detto Filippo. Insomma, io da te volevo delle conferme e tu mi stai facendo capire che ho torto ? Sbagli ! Tu sei in torto e non insistere, il maestro è nominato dal direttivo, ma può occuparsi anche di cose diverse dal suo incarico. Cosa c’è di male ?

Pietro: Se glielo permettono o è previsto non c’è niente di male. Ma se il direttivo gli chiede di attenersi ai suoi compiti, allora la questione cambia.

Dionigi: Ancora col direttivo ? Non è così, non è così ! Il direttivo svolge alcune mansioni, ma non ha alcun potere di esonerare il maestro, perché….

Pietro: Scusami Dionigi, ma se non mi lasci parlare mi sembra inutile continuare, io vorrei farti capire che se ci sono delle regole devono essere rispettate. Senza regole ognuno sarebbe libero di fare ciò che vuole. Capisci che ci sarebbe il caos ? Ecco, dicevo, il direttivo del quale tu parli può revocare l’incarico al maestro di tennistavolo ? Si o no ? Perché se può ……..

Dionigi: Può, ma non può ! Perché la cosa è delicata, bisogna coinvolgere tutti, l’intera assemblea ! Non è giusto che lo facciano loro ! Chiaro ? Si deve essere tutti d’accordo. Questa è mafia !

Pietro: No, proprio chiaro no, anzi, mi sembra che la tua sia solo una presa di posizione per difendere questo maestro. Se lo statuto, cioè la legge che regola i rapporti tra gli associati e il funzionamento dell’associazione, stabilisce che il direttivo può…..

Dionigi: Non l’ha mai fatto nessuno, non diciamo corbellerie. Sono oligarchi, guarda qui, l’ho letto anche su internet, comandano loro, in pochi, escludendo gli altri.

Pietro: Guarda, a questo punto te o dico, secondo me hai torto, dici cose sbagliate e senza alcun senso logico giuridico. Mi dici che ci sono regole che non vuoi si rispettino, mi dici che c’è un direttivo eletto dall’assemblea dei soci ma non deve svolgere alcun compito, mi dici che il maestro svolge i compiti del direttivo e gestisce l’associazione. Scherzi ? Il maestro deve fare il maestro. Pensa cosa accadrebbe se…..

Dionigi: Ci sono articoli dello statuto che interpretano come vogliono loro, colpa di uno che pensavo fosse mio amico, invece mette zizzania. Sono oligarchi, punto è basta. Se va via il maestro lascio l’associazione, sia chiaro, perché adesso è ora di smetterla…

Pietro: Ma se il direttivo ha preso questa decisione, l’avrà presa dopo aver valutato la questione, presumo ci sia stata una votazione. Se lo statuto gli attribuisce questo potere, perché……

Dionigi: Quale potere ? Altro che potere, sono li per ubbidire, nessun potere. Votazioni ? Chi sono loro per votare, stai scherzando. Non esiste, il maestro deve rimanere, altrimenti mollo. Oligarchi, sono oligarchi. Poi quella, mi odia. Pensa che è stata capace di dirmi che sono un serpente a sonagli travestito da agnello. Ti sembra giusto ?

Pietro: Senti Dionigi, adesso mi hai rotto gli zebedei ! Vuoi che ti dica che hai ragione ? Bene, sbagli tu, Filippo e tutti gli altri, se ce ne sono, che dicono le stesse cose che dici tu. Prova un pò a ragionare. Ti sembra possibile che un’associazione paga un maestro, il cui compito è quello di insegnare ai soci una determinata cosa, e lui si occupa di tutt’altro ? Perché non si limita a insegnarvi a giocare a tennistavolo e il resto lo lascia fare a chi è deputato a farlo ?

Dionigi: Ecco, ti sei incavolato, ma non capisci la situazione. Sei come loro, scusami se te lo dico, sai con la massima umiltà, ma non capisci niente di associazioni. Scusami, senza offesa, ma è cosi. Se lo dice Filippo non ci sono dubbi, altro che Alfredo, quello vuole fare il giudice. Che vada in tribunale.

Pietro:”Ancora con questo Filippo ? Io penso che sei tu che non hai la minima idea di come funziona un’associazione. A te interessa solo ottenere ciò che ti sei prospettato, a prescindere dalle regole democratiche, purché a questo maestro non venga revocato l’incarico. Quanti soci la pensano come te e quanti………..”.

Dionigi:”Molto umilmente, scusami, ma tu non capisci niente. Se ti dico che il maestro può, me l’ha detto Filippo, vuol dire che le cose stano così. Sono in torto, mettono zizzania, mi deridono. Stanno sempre li a complottare, anche durante le pause degli allenamenti. Ti sembra giusto ? Io non….”

Mentre Dionigi parlava, Pietro inviò un messaggio a Maria, una sua cara amica, chiedendogli di chiamarlo immediatamente al cellulare, che squillo subito dopo.

Pietro:”Ciao Maria, appena ho visto il tuo nome sul display del cellulare mi sono ricordato. Si, arrivo subito, dammi due minuti. Scusami Dionigi devo andare, ci vediamo presto, magari….”.

Dionigi: Il direttivo non può, capisci ? Non è possibile che lo facciano, quello pensa di sapere, ma è ignorante. Sono mafiosi, non voglio neanche parlaci con loro, mai più. L’altro giorno ho chiamato Alfredo, ci siamo dati appuntamento, ma è stato inutile perché non capisce niente……

Pietro si alzo di scatto, tutti i presenti lo videro correre verso l’uscita del locale, salire in macchina e allontanarsi il più velocemente possibile. Da allora non si è più visto nel quartiere di San Cleto, alcuni dicono che non sia più ritornato a Roma.